di Sara Nicoli

Adesso sarebbe bello sapere chi sono. Solo per il gusto di vederli esposti alla pubblica gogna, condannati ad essere rincorsi dai giornalisti o anche, più semplicemente, costretti a dar spiegazione al vicino di casa o al portiere che li hanno sempre considerati persone perbene. Perbene, invece, non lo erano affatto. Perchè evadevano le tasse. Anzi, il fisco non li conosceva neppure, perchè non avevano mai pagato una lira in vita loro. Evasori totali. Davanti a un popolo sempre più vessato e che non vede luce sulla diminuzione della pressione fiscale, questi 345 pezzi grossi dell'evasione, finalmente beccati qualche giorno fa con le mani nella marmellata, non possono che destare nel cittadino alle prese con la terza settimana un pesante senso di ribrezzo. Per una volta corre l'obbligo di congratularsi con le Fiamme Gialle che hanno fatto luce su questi ricconi dal consistente pelo sullo stomaco. Pesci davvero grossi, inchiodati uno ad uno da gennaio ad agosto, società e vip tanto “solvibili” da essere stati in grado di saldare immediatamente le cartelle esattoriali strappando assegni superiori ai 500mila euro. Niente a che vedere, insomma, con l'evasione da sopravvivenza oppure con le piccole sviste da commercialisti distratti, di qualche scontrino non emesso o qualche fattura segnata a penna su un foglietto. Stiamo parlando di ricchi che evadono milioni. Una dozzina in tutto quelli più pesanti, assoluti privilegiati ai quali il fisco - attraverso Equitalia che cura la riscossione dell'evasione scoperta anche per l'Inps - ha contestato cifre da capogiro. In totale hanno dovuto restituire importi superiori a 5 milioni di euro. Una montagna di soldi pagati con la facilità di chi liquida un domestico che vuole più soldi all'ora e decide di allontanarlo con una buona liquidazione per non avere grane: la classe, si sa, non è acqua.

I nomi degli evasori eccellenti, si diceva, sono top secret. Ed è un vero peccato che questa volta si debba maledire una legge sulla privacy che impedisce di conoscere questi indubbi parassiti della società, anche se in Italia, lo sappiamo, non si riesce a tener segreto nulla per troppo tempo; prima o poi, ne siamo certi, qualche giornalista curioso alzerà il velo su queste facce di bronzo. Sappiamo che alcuni di questi sono assai famosi, anche se nell'elenco non figura Valentino Rossi, che ha ricevuto la cartella ad agosto ed ha quindi ancora tempo per pagare, ma ha giurato che lo farà. Perchè c'è da dire anche questo, che il fisco fa una certa distinzione tra famoso e famoso. Ma forse sarebbe meglio dire che la vera distinzione è tra famoso e potente. E nel secondo caso la questione della privacy viene applicata in modo draconiano.

Come mai, infatti, si è saputo subito che Rossi, Fisichella o il compianto Pavarotti avevano tentato di fare i furbi e di questi 345 eccellenti non si devono conoscere le generalità? Forse perchè tra loro figura qualche nome talmente pesante la cui rivelazione potrebbe far tremare qualche potente lobby delle tante di questo Paese? Il dubbio è lecito. Ed un ulteriore indizio in questo senso è contenuto nel fatto che il corpaccione di questi “bon vivant” a spese nostre è per lo più asserragliato in Lombardia (103 supermultati). Nel Lazio, per esempio, ne sono stati beccati meno della metà (50). Le grida bossiane, evidentemente, hanno fatto più proseliti del previsto se a “Roma ladrona” di ladri ce ne stanno meno che a Milano.

La buona notizia, poi, è anche un'altra. Gli ispettori tributari hanno cambiato registro e invece di inseguire solo i pesci piccoli, attraverso i controlli automatici che i computer effettuano su tutte le dichiarazioni, ora si sono veramente dati alla caccia grossa, ovvero a tentare di snidare quelle che dell'evasione totale hanno fatto uno stile di vita. E i risultati cominciano a vedersi. Dal primo gennaio al 31 agosto sono stati incassati 479,6 milioni di Euro, anche se i pagamenti di questi 345 contribuenti ad alto reddito valgono da soli il 10% della riscossione di tutte le altre cartelle esattoriali spedite dal fisco e dall'Inps. Ad incassare di più è l'Agenzia delle Entrate (314 milioni), seguita dall'Inps (99,2 milioni), dall'Inail (5 milioni) e dalle dogane (4,2 milioni). Solo nella metà dei casi, però, la cartella esattoriale viene immediatamente estinta, cioè il contribuente paga entro i primi 60 giorni, magari dopo aver avviato un confronto con l'Agenzia che ha staccato la cartella. Ma in questo caso gli evasori beccati avevano ampia liquidità sotto il materasso e hanno preferito chiudere subito il conto con il fisco.

In questo modo sono stati incassati 241,1 milioni rispetto ai 479,6 milioni totali. Il 39,4% degli incassi (in pratica 189.2 milioni) arriverà invece solo dopo l'avvio di procedure per la riscossione coatta, quella che solitamente colpisce i pesci piccoli e che, certamente, non spaventa i pesci grossi: stiamo parlando delle ''ganasce fiscali'' (per il fermo amministrativo del veicolo) fino al pignoramento dei beni la cui consistenza, nel caso degli evasori totali, è difficile da ricostruire nel dettaglio. Ma anche qui si sta lavorando. E speriamo di salutare presto un altro blitz come questo perchè – come ha detto il Vice ministro Visco – c'è ancora molto lavoro di scavo da fare, ma l'importante è che si sia cominciato. Resta l'amarezza di non conoscere ancora l'identità di questi brillanti esempi di cittadinanza e senso civico, ma speriamo tuttavia che, prima o poi, qualche giornalista senza timor di querele abbia il coraggio di sbattere lo squalo sociale in prima pagina. Anche solo per scoprire se il ladro in copertina tira più di una velina...

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