di Rosa Ana de Santis

La battaglia legale è stata intrapresa dal giudice della Corte Federale Distrettuale di New York, Robert W. Sweet, e la sua sentenza invalida sette brevetti relativi ai geni BRCA1 e BRCA2, responsabili di un’ altissima predisposizione al cancro del seno, delle ovaie e di altre neoplasie. Se la sentenza venisse accolta e confermata, il business sul genoma, che ha finora riempito le casse di Myriad Genetics, la società che possiede i brevetti, crollerebbe d’un colpo.

Ma la vera portata rivoluzionaria della sentenza non è solo questa. Per la prima volta, proprio nella terra che fa affari sulla salute delle persone, verrebbe ufficializzato uno stop invalicabile a tutela dell’identità genetica. Non si potrebbe fare più speculazione sulla mappatura del genoma e questo, oltre a dare maggiori garanzie ai pazienti, non soffocherebbe la ricerca scientifica come invece sta accadendo.

L'American Civil Liberties Union, la Public Patent Foundation e un gruppo di pazienti, portatori delle mutazioni genetiche a carico dei geni BRCA1 e BRCA2, hanno iniziato da tempo a mettere in discussione l’idea che il dna e quindi la natura umana - questo il passaggio argomentativo fondamentale della sentenza - potesse essere trattata come prodotto commerciale da brevettare e vendere.

La difesa della società dei brevetti - Myriad - poggia invece sulla tesi seconda la quale per isolare i geni dal corpo è necessaria una procedura tecnica e artificiale che mette le condizioni affinché il dna ottenuto non sia equiparabile al corpo e all’organismo vivente così come si presenta in normali condizioni naturali.

Un artificio legale che ora sembra scricchiolare sempre di più. “Un trucco” come lo definisce il giudice Sweet nella sua lunga sentenza, che ha fatto perdere di vista finora che quale che fosse l’intervento tecnico messo in campo dai ricercatori, il dna fosse natura e identità naturale di ogni individuo e che, esattamente al pari di ogni parte del corpo, non potesse essere trattato al pari di un prodotto commerciale.

Forse lo stesso buon senso che ci porta a considerare turpe sul piano dei sentimenti morali vendere una parte del corpo per trarne guadagno. Sbagliato per chi lo fa e per chi ne beneficia. Ma nel caso dei geni c’è qualcosa di più grave e di più insidioso. Intanto il dato evidente è che i brevetti vedono i pazienti vittime e non attori di questa commercializzazione della natura, obbligandoli a un test costoso, che rimane precluso quindi a molti e che crea per questo iniquità sul piano della prevenzione e delle terapie sperimentali. Non da ultimo il brevetto sancisce un controllo del dna e un’occasione dorata di affari che rende indisturbata e clandestina qualsiasi manipolazione e decisione che vada dall’ingegneria genetica, alla medicina alla farmacologia. E magari qualsiasi interruzione di ricerca.

Il 20% dei geni, dagli anni Ottanta ad oggi, è stato brevettato. Pochi passi di correzione genetica sono stati fatti, mentre - guarda caso - sui test genetici predittivi sono nate industrie miliardarie. Molti ricercatori dell'Università dello Utah, che detiene i brevetti insieme alla Myriad Genetics, vedono in questa sentenza la più corretta interpretazione del loro lavoro e  della conoscenza genetica.

I brevetti sui geni impongono, legge alla mano, a tutti i paesi e a tutti gli scienziati che volessero fare ricerca di pagare lautamente la Myriad Genetics che considera il BRCA1 e il BRCA2 proprietà privata a tutti gli effetti. L’Europa ha sfidato questo limite a partire dal 2004 revocando il brevetto dal momento che nessun servizio sanitario europeo aveva pagato alcunché alla Myriad.

Il Parlamento Europeo è schierato contro la società statunitense ma la questione è ancora sospesa e la sentenza attesa su brevetti sanerà questo limbo in modo definitivo. In prima linea in questa battaglia ci sono l’Istituto parigino Curie e il servizio sanitario francese. L’Europa può vantare di aver scoperto altre mutazioni patologiche sugli alleli dei geni incriminati, ma non per questo ritiene di doverne cedere di diritto la proprietà intellettuale alla Myriad.

In Italia e in tutti i Paesi Europei i test genetici si fanno, e sempre di più,  in centri oncologici altamente specializzati. Ma in punta di diritto possiamo affermare che il tutto avviene nell’illegalità. Dovrebbero, infatti, essere pagate somme salatissime alla Myriad Genetics. Quelle che con buona probabilità pochissimi centri sanitari e ancor meno pazienti potrebbero permettersi. Quanto costa questo brevetto in termini di vita è facilmente immaginabile. Solo i più ricchi potrebbero avvalersi di protocolli sperimentali di difesa per il cancro in agguato. Un’idea che desta poco scandalo in un paese come gli USA, dove si cura solo con la carta di credito in vista, ma non appartiene alla civiltà del Vecchio Continente.

Per questo il Parlamento Europeo è insorto e appoggia questa importante battaglia intrapresa dal giudice Sweet. In ballo c’è il futuro di tantissimi giovani, delle future generazioni e dei nuovi nati e soprattutto una lezione di civiltà. Se il dna avrà un padrone, su tutti ci sarà un indiscriminato potere di vita e di morte. Non più scritto nel fato, nella casualità di natura o nel patrimonio della scienza, ma nelle stanze di qualche famelica multinazionale.

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