Buon Ferragosto

di Fabrizio Casari

Buon Ferragosto a chi ci legge e a chi sbircia altro. A chi lavora e a chi non riesce a lavorare. A chi vede l'autunno come una minaccia per il suo lavoro. Buone Ferragosto a chi del Covid-19 ne ha paura prima di avere una teoria al riguardo. Buon Ferragosto a chi ascolta la scienza ma senza mai dimenticare chi la finanzia, a chi dubita dei vaccini ma almeno ha certezze sull’amuchina in vena....
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Ru486, un passo verso la civiltà

di Antonio Rei

Addio a Polifemo-Pillon, addio alle sirene dell’Umbria. Sulla pillola abortiva Ru486, l’Italia resiste alla tentazione dell’oscurantismo e afferma di voler essere un Paese europeo del ventunesimo secolo. La settimana scorsa il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha annunciato sui social media che saranno presto emanate nuove...
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di Carlo Musilli

Ne parlano da quando hanno memoria, ma stavolta il traguardo è a portata di mano e non serviranno scudi né spade per raggiungerlo. Dopo tre secoli di convivenza forzata con i cugini inglesi, gli scozzesi sono a un passo dall'indipendenza. Secondo un sondaggio realizzato da YouGov per il Sunday Times e pubblicato a meno di due settimane dal referendum del 18 settembre, i secessionisti hanno più che rimontato il gap iniziale e sono ora in vantaggio sugli unionisti, seppur di misura (51 contro 49%).

E' la prima volta che da un'indagine emerge una percentuale a favore della scissione: la stessa fonte ricorda che i divisionisti, dati al 47% appena cinque giorni fa, hanno recuperato in un mese un distacco di circa 22 punti percentuali. E' vero, un sondaggio non fa primavera, e considerando il margine d'errore statistico oggi siamo al pareggio virtuale. Eppure il clima di assoluta incertezza è più che sufficiente a scatenare  il terrore politico a Londra.

Pur di evitare la débacle, ieri George Osborne, ministro britannico delle Finanze, ha promesso il trasferimento alla Scozia di maggiori poteri in caso di bocciatura della causa indipendentista: "Nei prossimi giorni - ha annunciato Osborne - arriverà un piano di azione che concederà maggiori poteri alla Scozia, più poteri sulle tasse, sulla spesa e sul welfare".

Un'avance subito rispedita al mittente dal primo ministro di Edimburgo, che è anche leader dello Scottish National Party (Snp): "Stanno cercando di corromperci - ha tuonato Alex Salmond - ma non funzionerà, perché non sono più credibili. Ho sempre pensato che potessimo vincere. Ora i sondaggi sono molto incoraggianti".

Stando al Sunday Times, inoltre, la regina Elisabetta II in persona è "preoccupata" per l'esito del referendum. Il timore a Buckingham Palace è che l’eventuale vittoria dei secessionisti dia il via a una crisi costituzionale, minacciando il ruolo della corona al vertice dello Stato scozzese.

Ma al di là delle cariche e delle tradizioni, quali sarebbero le principali conseguenze economiche della divisione? Un primo dubbio riguarda la valuta: la Scozia indipendente continuerebbe a usare la sterlina? Secondo Salmond sì, creando una specie di "Sterlinozona" sul modello dell'Eurozona, oppure in via informale, come si fa con l’euro in Kosovo.

Sul versante dei conti pubblici, è assai complicato ipotizzare come sarebbe spartito il debito. Da alcune simulazioni risulta che, scorporando anche il prodotto interno lordo scozzese, il rapporto debito-Pil del resto del Regno Unito rischierebbe di salire di oltre dieci punti percentuali.

Londra potrebbe ricordare come la Scozia abbia ricevuto trasferimenti dallo Stato centrale che hanno contribuito non poco ad aumentare il debito britannico. Edimburgo, da parte sua, potrebbe chiedere che dalla propria quota di debito vengano scomputate le tasse che il Regno Unito ha raccolto sull’estrazione del petrolio scozzese.

Già, a chi andrebbe il petrolio del Mare del Nord? L’Istituto nazionale della ricerca economica e sociale inglese calcola che alla Scozia indipendente spetterebbe il 91% dei ricavi legati all’oro nero.

La questione sarebbe però sicuramente al centro d'interminabili negoziati, considerando che fino a oggi la maggior parte degli investimenti su pozzi e piattaforme è arrivata dal governo britannico o dal colosso British Petroleoum.

Infine, quelli che secondo The Economist sarebbero i problemi numero uno per una Edimburgo separata da Londra: sanità e pensioni. Poiché i giovani scozzesi emigrano verso l'Inghilterra, nei prossimi anni il rapporto fra lavoratori e pensionati calerà in Scozia, mentre aumenterà in Inghilterra. D'altro canto, per quanto riguarda la salute, uno studio pubblicato dall'Ocse colloca la qualità della vita scozzese fra le ultime tre d’Europa.

Chi pagherà questi conti, se non Londra? Salmond parla di un fondo sovrano che investa sui mercati finanziari, come in Norvegia. E' probabile che su questo punto si giocherà la battaglia per l'ultimo voto.

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