L’ennesimo tentativo di colpo di stato in Venezuela è fallito e non poteva essere altrimenti. Nella fervida fantasia della Casa Bianca doveva essere l’insurrezione finale contro l’usurpatore, la rivolta del popolo venezuelano contro il governo, il sollevamento delle forze armate contro la dittatura. E’ stato invece un fiasco ridicolo. Un'avventura da cartoni animati.

 

I militari che avevano partecipato all’azione di disobbedienza sono qualche decina, la maggior parte di essi ingannati da sottoufficiali che li avevano convocati, in armi, dicendogli che era in corso una rivolta in un carcere. I dubbi sono arrivati quando gli hanno ordinato di puntare le mitragliatrici pesanti verso la strada e, non appena si sono resi conto di cosa c’era in gioco, hanno abbandonato immediatamente la congrega golpista.

 

 

La base militare che sostenevano aver preso in realtà non l’hanno mai avuta in mano. I cosiddetti “insorti” erano i soliti membri dei due minuscoli partiti, Voluntad Popular e Primero Justicia, entrambi ad altissimo tasso delinquenziale e scarsissimo peso elettorale. La cosiddetta insurrezione si è presto trasformata nei soliti atti di vandalismo della destra estrema in Piazza Altamira e sono bastati alcuni lacrimogeni per trasformare i liberatori in conigli.

 

A proposito di conigli, il presidente autonominato, come d'abitudine, è scappato e si è rifugiato nell’ambasciata cilena. Il suo camerata, quel Leopoldo Lopez che l’eccessiva clemenza del chavismo aveva destinato agli arresti domiciliari, ha approfittato degli eventi per scappare da casa. Prima da casa e poi nell’ambasciata spagnola. In un giorno due fughe, non proprio un esempio di guerriero indomabile. Autonominatisi premier e leader ritratti insieme non offrono proprio l'immagine del trionfo.

 

L’intera opposizione a Maduro ha definito il tentato putch una “buffonata”. Non solo perché lo è stata oggettivamente, ma perché è apparso chiaro come i due partitini, eccitati dal sostegno della Casa Bianca, hanno sognato di impadronirsi del paese ma, in subordine, hanno pensato che, comunque fossero andate le cose, l’occasione era propizia per prendere il sopravvento sulle altre forze politiche nello schieramento dell’opposizione.

 

Sin dalle prime ore si è capito che la questione era grave ma non seria. Infatti solo l’amministrazione Trump, il presidente della Colombia (Duque) e il monarchico Tajani hanno ribadito sostegno ai golpisti, mentre persino i paesi europei (Spagna per prima) tacevano o prendevano le distanze dal putch dell’ultradestra. Naturalmente solidali con il Venezuela si sono schierati Cuba, Nicaragua e Bolivia, con Messico e Uruguay che continuano a invocare una soluzione politica e rifiutano ogni ricorso all’aggressione militare contro Caracas.

 

Il fallimento politico dell’operazione è l’unico risultato certo del tentativo sovversivo statunitense in Venezuela. La destrezza delle forze bolivariane e l’insipienza dei golpisti sono stati fattori determinanti nella conclusione senza morti del golpe da operetta.

 

Ci si deve chiedere quale può essere il senso, per gli USA, di scendere apertamente in campo a sostenere un tentativo di golpe così sgangherato da non potersi concludere che con una colossale figuraccia. Dati gli assetti non poteva essere diverso il risultato dell’operazione. Cosa ha fatto ritenere alle menti geniali del gabinetto Trump che vi fossero le condizioni oggettive per tentare il golpe, se non con certezza almeno con una percentuale di successo significativa?

 

Nessuno, più degli statunitensi, è consapevole dell’assoluta impresentabilità dei golpisti. Nessuno più della Casa Bianca ogni giorno vede con dolore il consuntivo penoso dell’operazione di nomina di Guaidò che non è un capo di Stato, è solo una proiezione onirica dell’annessionismo statunitense.

 

Non è un presidente perché nessuno l’ha mai eletto. Non presiede nulla e non controlla nulla. Non ha un esercito e non ha un popolo. Non ha potere politico né militare né amministrativo. Non nomina ma è stato nominato; non decide ma obbedisce ad altrui decisioni. Non ha sollevato nessuna insurrezione, nessuna ribellione, nemmeno una timida presa di distanza della macchina pubblica dal suo governo. Doveva rappresentare la mossa decisiva per la sovversione del Venezuela, è stato invece una tempesta mediatica in un bicchier d’acqua ed il suo impatto interno al Paese è stato inferiore a quello del concorso nazionale per Miss Venezuela. Nessuno si chiede cosa dica o cosa faccia, figurarsi cosa pensi.

 

E non è ipotizzabile ottenere l’appoggio della comunità internazionale. Il cosiddetto governo ad interim del quale si è autonominato presidente Guaidò è una boutade planetaria, una offesa al diritto ed alle convenzioni che reggono le relazioni internazionali e non ha trovato appoggi né in Africa, né in Asia e né in buona parte dello stesso continente americano. Nonostante pressioni, minacce e promesse statunitensi ai quattro angoli del pianeta, solo quarantatre paesi su 163 hanno riconosciuto Guaidò. Non certo un successone per la diplomazia statunitense.

 

La conclusione della vicenda del tentato golpe è che il governo di Nicolas Maduro ha visto confermarsi la lealtà costituzionale e politica delle forze armate; l’opposizione ha manifestato apertamente le sue divisioni e la sua frangia estremista ha reiterato l’inconsistenza numerica e l’idiozia politica.

 

Ma la sconfitta peggiore è per gli Stati Uniti, che hanno confermato quanto non siano in grado di valutare politicamente e militarmente gli scenari, ovvero come la loro follia ideologica li renda ormai incapaci di misurarsi con le questioni geopolitiche. L'ossessione per il Venezuela e la disperazione per il fallimento delle loro operazioni per sovvertirla sembra aver tolto ormai ogni residuo di lucidità all'establishment statunitense.

 

Il quintetto sgangherato nazi-evangelico che governa la Casa Bianca sta portando gli USA ad una crociata contro le libertà internazionali in nome di un rinnovata ansia di dominio sull’intero pianeta. Ma essa produce invece, di converso, un crescente isolamento internazionale. Hanno puntato sulla riconquista dell’America latina per reagire alla progressiva perdita di peso politico ed economico internazionale. Ma è proprio in America Latina che finiranno di impantanarsi.

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