di Roberta Folatti

Questa volta Ken Loach si confronta con la situazione che si determinò in Irlanda intorno al 1920. Un pezzo di storia che vede già protagonista l’Ira e la sua scelta di combattere le forze speciali inglesi, dopo che queste si erano distinte per la loro crudeltà nei confronti di una popolazione inerme e spesso denutrita.

Il vento che accarezza l’erba ha vinto la Palma d’Oro all’ultima edizione del Festival di Cannes ed esce in questi giorni nelle sale italiane.
Con asciuttezza e un buon piglio narrativo, il film delinea le figure di una serie di combattenti, per la gran parte ragazzi, che con le loro azioni rapide e coraggiose costrinsero il governo inglese a cercare un accordo.
E’ un’Irlanda povera, con grandi sproporzioni economiche, quella che emerge dalla narrazione di Loach, ma durante le fasi drammatiche della guerriglia, come sempre succede, i contrasti e le differenze si attenuano, le difficoltà uniscono.

di Roberta Folatti

Come musicista si considera un fallito, come regista pensa di aver avuto soprattutto fortuna. E’ quasi spiazzante la modestia con cui Woody Allen, da molti ritenuto un maestro del cinema, possessore di uno stile unico e raffinato, parla si sè, sminuendo i suoi meriti e ingigantendo quelli degli attori che hanno lavorato per lui.

di Roberta Folatti

Quasi in ogni angolo del mondo c’è qualcuno con in mano una telecamera – da quando esistono le economicissime digitali ancora di più – che riprende e vede le cose secondo il suo personale punto di vista. Ma quel che arriva a noi spettatori italiani di tutto questo fermento creativo è davvero una parte infinitesimale.

di Roberta Folatti


Documentari girati nelle aree protette di tutto il mondo, con protagonisti spesso sorprendenti anche quando si tratta di piccoli volatili o di insetti di cui neppure ci accorgiamo, presi come siamo dai mille impegni quotidiani.
Da vent’anni la Mostra internazionale dei documentari sui parchi si svolge a Sondrio in autunno, riunendo i più importanti professionisti del settore e intrigando il pubblico con immagini uniche.

di Roberta Folatti


Mohammad Ahmadi è un regista iraniano quarantaquattrenne, che nell’ultima edizione del Festival del cinema africano, d’Asia e America Latina, che si svolge ogni anno a Milano, ha vinto il premio assegnato dal pubblico con il film Il poeta della spazzatura.
Malgrado l’apprezzamento degli spettatori, il film non ha ancora trovato una distribuzione e rischia, come tante altre pellicole interessanti, di rimanere “inedito”. Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Ahmadi, che è autore anche di libri e reportage fotografici che raccontano il suo paese.
Un ringraziamento va alla preziosa traduzione di Pirooz.


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