di Roberta Folatti

La mafia russa nel cuore di Londra

Compatto, dalla trama quasi lineare, un solo personaggio veramente crudele, mellifluo, traditore. La promessa dell’assassino non gioca sulla complessità della storia, ma sulla densità delle atmosfere, sull’emergere dei caratteri, sull’agitarsi interiore di emozioni e desideri contrastanti. Emozioni compresse che esplodono in improvvisi accessi di violenza o che seguono sentieri sotterranei, inquietanti, pericolosi. Tutto in una Londra fotografata benissimo, con luci livide, a tratti argentee, che trasmettono l’idea di una città corrosa dal crimine ma anche foriera di opportunità e di nuovi inizi. David Cronenberg ha dei temi ricorrenti, come l’ossessione per il corpo che in questo film diventa il diario della propria esistenza, superficie su cui scolpire le tracce della propria caduta: soggiorni in carcere, adesioni a gruppi mafiosi, eventi traumatici. La vita scritta sul corpo attraverso tatuaggi invadenti. Il corpo mostrato, fatto a pezzi. Il corpo che si scontra con altri corpi, ricevendo offese, amputazioni, ferite.
Oltre ai diari tatuati, al centro del film ce n’è uno vero, scritto da una ragazzina dell’est morta dando alla luce una bambina. Ne entra in possesso Anna, l’ostetrica che l’ha soccorsa, e subito diventa una missione per lei rintracciare i parenti della giovane, in modo che la neonata non venga messa in un istituto e dichiarata adottabile. Cercando di capire il significato delle parole russe scritte nel diario e grazie a un biglietto da visita trovato tra le sue pagine, Anna arriva al ristorante gestito da Seymon e da suo figlio Kirill. Un luogo che si rivelerà pericolosissimo, il centro di tutti gli intrighi.
Seymon, carismatico, padrone di sé, glaciale come i suoi occhi azzurro pallido, si offre di aiutare Anna nella traduzione del diario, ma naturalmente le cose si riveleranno molto diverse da com’erano apparse all’inizio. La combattiva infermiera viene a trovarsi in una posizione a dir poco scomoda, mettendosi contro una spietata organizzazione mafiosa russa, la Vor Y Zakone, e la sua determinazione a scoprire la verità ad ogni costo metterà a repentaglio anche le vite dei suoi familiari. Per sua fortuna, anche tra quegli uomini del tutto privi di scrupoli, si aprirà una breccia e si può quasi dire che il bene trionferà.
Inaspettato questo finale “buonista”, consolatorio, che apre alla speranza dopo la lenta discesa nelle spire di una violenza cieca e di ambizioni pronte a calpestare qualunque senso d’umanità. “La promessa dell’assassino” cattura visivamente, per la splendida fotografia e la scelta delle inquadrature con cui dipinge Londra, per i volti scolpiti degli attori, per la tensione che si sprigiona fra i personaggi. Bravi il granitico Viggo Mortensen e il fragile Vincent Cassel, sublime Armin Mueller-Stahl nella parte più ambigua e inquietante.

La promessa dell’assassino (Canada, 2007)
Regia: David Cronenberg
Soggetto: Steve Knight
Cast: Viggo Mortensen, Armin Mueller-Stahl, Naomi Watts, Vincent Cassel
Musiche: Howard Shore
Distribuzione: Eagle Pictures



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