Iran: Trump e l’ultimatum all’Europa

di Michele Paris

Nel pieno dei venti di guerra in Medio Oriente, il governo americano del presidente Trump starebbe studiando una nuova offensiva contro l’Iran, cercando di allineare le posizioni, finora divergenti, di Stati Uniti ed Europa sull’accordo relativo al programma nucleare della Repubblica Islamica sottoscritto a Vienna nel 2015.   L’iniziativa è stata rivelata questa settimana da...
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Sempre domenica

di Sara Michelucci

Sei sedie su un palcoscenico spoglio. Sei ragazzi. Tante storie di vita quotidiana, di difficoltà, di accettazione di un destino lavorativo che schiaccia e soffoca, che non permette di vivere una vita vera.   Sempre domenica, lo spettacolo ispirato al tema del lavoro, vincitore del Premio In-Box 2017, racconta una generazione...
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di Tania Careddu

Sempre più cinico, iperinformato, pronto a condividere le proprie esigenze di consumo con gli altri, scaltro cacciatore di opportunità nei prezzi, nelle tipologie di prodotti e nella qualità: è il nuovo consumatore nell’era della (lenta) ripresa economica.

Tra stretta dei redditi e spese impreviste, gli italiani praticano una ricerca sistematica di massa e soggettiva, muovendosi e scegliendo all’insegna di una ibridazione tra shopping tradizionali e nuove modalità di acquisto (vedi il web).

Costretto alla scaltrezza nel distribuire il reddito tra risparmio cautelativo e consumi e tra consumi necessari e sfizi irrinunciabili, il consumatore post crisi è soprattutto infedele a marchi e insegne per la scelta (indispensabile) di applicare pratiche combinatorie che uniscono i diversi canali di acquisto e le molteplici opportunità per spendere meno e meglio.

Cosicché carrelli della spesa, tavole e dispense sono composte dagli italiani con un uso saggio e nomadico delle opportunità offerte, tralasciando, quindi, quelle generaliste standardizzate, soprattutto per i beni che lui reputa di pregio e di valore.

Refrattario a standardizzazioni semplificatorie, sfuggente, è un consumatore non seriale perché articolato nelle scelte e segue un modello di welfare dei consumi che incarna esigenze materiali e immateriali tese alla sostenibilità sociale e ambientale: il consumo è sempre più l’esito di una matrice complessa di motivazioni non più solo funzionali ma anche ideali, di riferimento a valori e principi etici.

A incarnare il consumatore di cui sopra, reduce da un formidabile ko economico, che combina fisico e virtuale, nel quale coesistono le punte più avanzate della società iperconnessa e i comportamenti tradizionali dello shopping, il millennials. Che, secondo quanto riporta la ricerca “Lo sviluppo italiano e il ruolo sociale della distribuzione moderna organizzata”, redatta dal Censis, elegge la grande distribuzione a luogo preferito per gli acquisti: dall’alimentare all’abbigliamento, dall’arredamento al bricolage e al giardinaggio, dalla profumeria alla cosmetica.

E vi ripone aspettative future sognando di trovarci, prima o poi, anche farmaci, carburante e polizze assicurative, con orari di apertura più flessibili e prolungati. E, perché no, pure il wifi. Alla ricerca di quella connessione che faccia da barriera all’ampliarsi delle distanze sociali in un luogo, per acquisti democratici, interclassisti e inclusivi, che contribuisce a tenere insieme la società, sia nei momenti di massima fibrillazione socio-economica della crisi sia nelle fasi più recenti di (s)tentato rilancio.

Fungendo, in ogni caso, come scialuppa di salvataggio del tenore di vita per tanti italiani quando si riducevano i redditi disponibili e aumentavano le difficoltà economiche.

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Berlinale, le dive son tornate

di Vincenzo Maddaloni

Berlino. Sarebbe la sede adatta per una “rivoluzione culturale” che proclami la riscrittura degli spazi di lavoro e un nuovo equilibrio tra le donne e gli uomini.  Perché la "Berlinale", insieme ai festival di Cannes e di Venezia, è parte delle più importanti rassegne cinematografiche d'Europa.   Ogni suo mossa...
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