Armenia, chi soffia sulla rivolta ?

di Michele Paris

Essendo l’Armenia tradizionalmente in buoni rapporti con Mosca, nonché situata in una posizione strategica sensibile, l’ondata di proteste che sta attraversando in questi giorni il paese caucasico ha subito sollevato forti dubbi sul possibile ruolo dell’Occidente e, in particolare, degli Stati Uniti nel movimento già battezzato da uno dei leader dell’opposizione come “rivoluzione di...
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Nicaragua, la destra ci prova

di Fabrizio Casari

Sono stati giorni difficili per il Nicaragua. Armati di fionde, scudi, pietre, bottiglie molotov, bazooka artigianali e armi da fuoco, gruppi di manifestanti composti da studenti e appartenenti alla destra, per tre giorni hanno messo a ferro e fuoco il Nicaragua. Devastazioni, barricate, incendi di municipi ed ambulanze, attacco al...
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di Tania Careddu

Sempre più cinico, iperinformato, pronto a condividere le proprie esigenze di consumo con gli altri, scaltro cacciatore di opportunità nei prezzi, nelle tipologie di prodotti e nella qualità: è il nuovo consumatore nell’era della (lenta) ripresa economica.

Tra stretta dei redditi e spese impreviste, gli italiani praticano una ricerca sistematica di massa e soggettiva, muovendosi e scegliendo all’insegna di una ibridazione tra shopping tradizionali e nuove modalità di acquisto (vedi il web).

Costretto alla scaltrezza nel distribuire il reddito tra risparmio cautelativo e consumi e tra consumi necessari e sfizi irrinunciabili, il consumatore post crisi è soprattutto infedele a marchi e insegne per la scelta (indispensabile) di applicare pratiche combinatorie che uniscono i diversi canali di acquisto e le molteplici opportunità per spendere meno e meglio.

Cosicché carrelli della spesa, tavole e dispense sono composte dagli italiani con un uso saggio e nomadico delle opportunità offerte, tralasciando, quindi, quelle generaliste standardizzate, soprattutto per i beni che lui reputa di pregio e di valore.

Refrattario a standardizzazioni semplificatorie, sfuggente, è un consumatore non seriale perché articolato nelle scelte e segue un modello di welfare dei consumi che incarna esigenze materiali e immateriali tese alla sostenibilità sociale e ambientale: il consumo è sempre più l’esito di una matrice complessa di motivazioni non più solo funzionali ma anche ideali, di riferimento a valori e principi etici.

A incarnare il consumatore di cui sopra, reduce da un formidabile ko economico, che combina fisico e virtuale, nel quale coesistono le punte più avanzate della società iperconnessa e i comportamenti tradizionali dello shopping, il millennials. Che, secondo quanto riporta la ricerca “Lo sviluppo italiano e il ruolo sociale della distribuzione moderna organizzata”, redatta dal Censis, elegge la grande distribuzione a luogo preferito per gli acquisti: dall’alimentare all’abbigliamento, dall’arredamento al bricolage e al giardinaggio, dalla profumeria alla cosmetica.

E vi ripone aspettative future sognando di trovarci, prima o poi, anche farmaci, carburante e polizze assicurative, con orari di apertura più flessibili e prolungati. E, perché no, pure il wifi. Alla ricerca di quella connessione che faccia da barriera all’ampliarsi delle distanze sociali in un luogo, per acquisti democratici, interclassisti e inclusivi, che contribuisce a tenere insieme la società, sia nei momenti di massima fibrillazione socio-economica della crisi sia nelle fasi più recenti di (s)tentato rilancio.

Fungendo, in ogni caso, come scialuppa di salvataggio del tenore di vita per tanti italiani quando si riducevano i redditi disponibili e aumentavano le difficoltà economiche.

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USA senza autorità sui diritti umani

di Global Times

Nella relazione annuale del Dipartimento di Stato sui diritti umani, gli Stati Uniti hanno bollato Cina, Iran, Russia e Corea del Nord come “forze dell’instabilità” per le loro presunte violazioni dei diritti umani. Il rapporto si è anche scagliato contro lo Xinjiang cinese e negli affari tibetani.   Un giorno...
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Il terrorismo
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Fabrizio Casari
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