I rappresentanti del governo iraniano terranno colloqui di “alto livello” con le loro controparti di Francia, Regno Unito e Germania a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite questa settimana per cercare di arrestare la rapida escalation della crisi attorno alla questione del nucleare di Teheran. La notizia segue il voto di venerdì scorso al Consiglio di Sicurezza che reintroduce di fatto le sanzioni contro la Repubblica Islamica sospese un decennio fa con l’entrata in vigore dell’accordo di Vienna (JCPOA). A seguito di questa iniziativa, presa dai tre già citati governi europei parte dell’accordo (E3), l’Iran ha congelato ogni forma di collaborazione con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con la quale aveva recentemente raggiunto un’intesa per rimettere in piedi il regime di sorveglianza boicottato dall’aggressione militare americano-israeliana dello scorso giugno. Anche se ci sarebbe in teoria ancora tempo per trovare una soluzione diplomatica che rimandi almeno la rottura tra Occidente e Iran, per quanto disponibile si mostri il governo di quest’ultimo paese, è molto improbabile che arriveranno risultati incoraggianti, dal momento che la (finta) crisi costruita attorno al suo programma nucleare civile è solo una copertura per raggiungere obiettivi strategici più complessi e per nulla pacifici.

La compagnia di navigazione Haijie Shipping Company ha inaugurato ieri il progetto artico cinese, denominato China-Europe Arctic Express. Si tratta di una connessione di navi portacontainer tra l’Estremo Oriente e l’Europa, lungo una rotta commerciale che attraversa l’Oceano Glaciale Artico invece dell’Oceano Indiano. Il China-Europe Arctic Express sarà operato dalla nave Istanbul Bridge, capace di trasportare 5.000 container per viaggio. Salpando dal porto di Quingdao (a nord di Shanghai), avrà come possibili destinazioni Felixstowe in Gran Bretagna, Rotterdam, Amburgo e Danzica.

A poco più di una settimana dall’assassinio dell’attivista ultra-conservatore Charlie Kirk, ha già fatto numerose vittime la caccia alle streghe ordinata dalla Casa Bianca contro i presunti mandanti e chiunque si azzardi a mettere in dubbio la versione ufficiale dei fatti o l’integrità morale del defunto sostenitore del presidente Trump. La conseguenza probabilmente più clamorosa di questa campagna repressiva costruita a tavolino dall’amministrazione repubblicana è per ora la cancellazione improvvisa del popolare show televisivo serale della ABC, Jimmy Kimmel Live!.

L’accoglienza con tutti gli onori riservata nel Regno Unito al presidente americano Trump contrasta fortemente con le proteste che stanno accompagnando la sua seconda visita di stato in questo paese dopo quella, altrettanto controversa, del 2019. La stampa ufficiale, nell’analizzare la trasferta di due giorni dell’inquilino della Casa Bianca, ha insistito sulla distanza presumibilmente incolmabile che separerebbe quest’ultimo dal primo ministro britannico, Keir Starmer, su temi come Gaza, Ucraina o politiche commerciali, tanto da mettere potenzialmente in serio imbarazzo un padrone di casa che sta attraversando una profondissima crisi sul fronte interno. Le differenze tra i due governi e le rispettive classi dirigenti sono al contrario tutt’al più di natura tattica, essendo ad esempio entrambi complici nel genocidio palestinese, e l’eventuale preferenza di Trump per un “cambio di regime” a Londra è facilmente spiegabile con il desiderio di vedere un capo di governo ideologicamente ancora più allineato alla sua amministrazione.

L’assassinio di settimana scorsa in un campus universitario dello Utah dell’attivista trumpiano di estrema destra, Charlie Kirk, sta diventando la giustificazione per una nuova stretta repressiva dei diritti democratici in America e di un’autentica caccia alle streghe tra gli oppositori dell’amministrazione repubblicana. Senza attendere dettagli più precisi sugli (eventuali) orientamenti politici e sulle motivazioni del presunto responsabile, il 22enne Tyler Robinson, molti esponenti del partito del presidente e membri del suo stesso governo lo hanno classificato come un “radicale di sinistra”, denunciando automaticamente il dilagare della violenza negli Stati Uniti per opera di individui riconducibili a questi ambienti.


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