di Giovanna Pavani

Il Presidente Carlo Azeglio Ciampi Un richiamo a Berlusconi ed alle sue televisioni. Pesante e doloroso. E quando meno se lo aspettava, quando ormai sembrava chiaro che Ciampi non sarebbe più intervenuto a gamba tesa nella campagna elettorale con il solito richiamo alle regole e ai principi della par condicio. Invece no. L'Italia non è il consiglio d'amministrazione di Mediaset e nemmeno quello della All Iberian. Perchè le leggi valgono sempre, non a corrente alternata. E soprattutto quando si tratta di principi come quelli del pluralismo, dell'obiettività e della completezza dell'informazione. Che non possono conoscere, a detta del Capo dello Stato, "interruzioni, in quanto si ricavano direttamente dalla Costituzione e fanno parte dell'ordinamento giuridico della nostra Repubblica".

di Maurizio Coletti *

il ministro Giovanardi Tra le migliaia di provvedimenti di tutti i generi e per tutte le tasche che l'agonizzante governo e la sua maggioranza stanno facendo passare in tutta fretta, quello della nuova regolamentazione sulle droghe rischia di non richiamare l'attenzione che merita.
Il Ministro Fini aveva, circa tre anni fa, partorito una proposta di legge di 120 articoli che conteneva indicazioni per affermare che "tutte le droghe sono uguali" e che "lo Stato dichiara che non vi può essere diritto a drogarsi". La gravidanza fu misteriosa; nessuno sapeva cosa si stesse scrivendo, in concreto. Il parto avvenne al Senato ed iniziò un percorso tormentato ed incerto. Molte furono le audizioni e quasi tutte ruotavano attorno alle perplessità ed alle contrarietà sui principi e (molto di più) sulle conseguenze pratiche delle norme che si stavano discutendo. Qualche dubbio iniziò ad affiorare tra diversi esponenti della maggioranza. A giugno dell'anno passato, la proposta si arenò alla Commissione Affari Costituzionali che avanzo qualche rilievo (la mancata copertura finanziaria, per esempio) ai quali non venne data risposta.
A mezza bocca, i dirigenti del neonato Dipartimento Nazionale delle Politiche Antidroga rassicuravano sulla morte prematura della creatura.

di Luca Alberini

E' un altro scacco a Ciampi, ma nessuno si aspettava veramente niente di diverso. Berlusconi, alla fine, ha ottenuto che la commissione di Vigilanza Rai votasse un regolamento a sua immagine e misura. E per la prima volta nella storia, un Presidente del Consiglio dei Ministri chiuderà la campagna elettorale video con due conferenze stampa: una in veste di premier, l'altra come leader della coalizione di centro destra. Sarà solo. Senza alleati e senza nemici. Un regolamento davvero ad personam che ha fatto gridare allo scandalo la sinistra, ma tant'é. Prodi sarà in video molto meno e gli scontri previsti con il Cavaliere saranno solo due. La par condicio è definitivamente sepolta. E comunque entrerà in vigore a partire dal giorno dello scioglimento delle Camere, l'11 febbraio. Se qualcuno temeva che fino ad allora, avremmo assistito ad una indigestione di Cavaliere in tv, si rassereni; anche dopo sarà lo stesso.

di Sara Nicoli

Adesso bisogna solo attendere e vedere davvero quello che farà. Anche se tutto lascia presupporre che il Cavaliere metterà in pratica esattamente quello che ha detto ieri ai suoi a commento dell'intervento del Presidente Ciampi che richiamava al concetto di democrazia insito nella par condicio. "E' un attacco personale nei miei confronti: me ne frego", questa la sobria risposta.
Dopo il rinvio alle Camere della legge Pecorella, la contesa sulla data del voto, l'essere invitato a firmare un impegno scritto è risultato insopportabile. Il cavaliere si è sentito piccato, "come se la mia parola non avesse valore", da quel richiamo di Ciampi ad applicare la par condicio anche prima che entri formalmente in vigore. Le parole del capo dello Stato hanno avuto per Berlusconi un solo significato: Ciampi è sceso in campo contro di lui per favorire l'Unione.

di Luca Alberini

La data per le elezioni la decide Ciampi, ma come arrivarci lo decide Berlusconi. E quindi, la par condicio non c'è più. Affondata dai berluscones in commissione di Vigilanza Rai a colpi di emendamenti che i commissari dell'Unione non sono riusciti a contrastare. Con un emendamento a sorpresa, la Vigilanza ha introdotto il principio della "proporzionalità" tra le forze politiche, impedendo di fatto l'accesso in tv a tutti quelli che "non costituiscono gruppo parlamentare" o alla Camera o al Senato. Come si è arrivati a tutto questo? E' stato un lavoro di rara minuzia, portato avanti da tutti i rappresentanti della Cdl che hanno presentato un "pacchetto" di 22 emendamenti, corredato dal parere di una serie di "esperti" che hanno contribuito non poco alle proposte di modifica della par condicio. L'Unione, sconfitta dai numeri, commenta l'aggressione della Cdl come "la dimostrazione che Berlusconi è alla disperazione", subito ribattuta dal leghista Caparini per il quale questo inciucio è solo "un'altra norma per i cittadini onesti che garantisce la legittima difesa".

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