di Luca Alberini

E' un altro scacco a Ciampi, ma nessuno si aspettava veramente niente di diverso. Berlusconi, alla fine, ha ottenuto che la commissione di Vigilanza Rai votasse un regolamento a sua immagine e misura. E per la prima volta nella storia, un Presidente del Consiglio dei Ministri chiuderà la campagna elettorale video con due conferenze stampa: una in veste di premier, l'altra come leader della coalizione di centro destra. Sarà solo. Senza alleati e senza nemici. Un regolamento davvero ad personam che ha fatto gridare allo scandalo la sinistra, ma tant'é. Prodi sarà in video molto meno e gli scontri previsti con il Cavaliere saranno solo due. La par condicio è definitivamente sepolta. E comunque entrerà in vigore a partire dal giorno dello scioglimento delle Camere, l'11 febbraio. Se qualcuno temeva che fino ad allora, avremmo assistito ad una indigestione di Cavaliere in tv, si rassereni; anche dopo sarà lo stesso.

di Sara Nicoli

Adesso bisogna solo attendere e vedere davvero quello che farà. Anche se tutto lascia presupporre che il Cavaliere metterà in pratica esattamente quello che ha detto ieri ai suoi a commento dell'intervento del Presidente Ciampi che richiamava al concetto di democrazia insito nella par condicio. "E' un attacco personale nei miei confronti: me ne frego", questa la sobria risposta.
Dopo il rinvio alle Camere della legge Pecorella, la contesa sulla data del voto, l'essere invitato a firmare un impegno scritto è risultato insopportabile. Il cavaliere si è sentito piccato, "come se la mia parola non avesse valore", da quel richiamo di Ciampi ad applicare la par condicio anche prima che entri formalmente in vigore. Le parole del capo dello Stato hanno avuto per Berlusconi un solo significato: Ciampi è sceso in campo contro di lui per favorire l'Unione.

di Luca Alberini

La data per le elezioni la decide Ciampi, ma come arrivarci lo decide Berlusconi. E quindi, la par condicio non c'è più. Affondata dai berluscones in commissione di Vigilanza Rai a colpi di emendamenti che i commissari dell'Unione non sono riusciti a contrastare. Con un emendamento a sorpresa, la Vigilanza ha introdotto il principio della "proporzionalità" tra le forze politiche, impedendo di fatto l'accesso in tv a tutti quelli che "non costituiscono gruppo parlamentare" o alla Camera o al Senato. Come si è arrivati a tutto questo? E' stato un lavoro di rara minuzia, portato avanti da tutti i rappresentanti della Cdl che hanno presentato un "pacchetto" di 22 emendamenti, corredato dal parere di una serie di "esperti" che hanno contribuito non poco alle proposte di modifica della par condicio. L'Unione, sconfitta dai numeri, commenta l'aggressione della Cdl come "la dimostrazione che Berlusconi è alla disperazione", subito ribattuta dal leghista Caparini per il quale questo inciucio è solo "un'altra norma per i cittadini onesti che garantisce la legittima difesa".

di Alessandro Iacuelli

Tutto secondo copione nella strana emergenza gas di questi giorni.
A dare il fatidico annuncio è il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola, che dichiara: "Abbiamo bisogno di chiedere agli italiani un sacrificio". L'ennesimo. Sacrificio in conseguenza di un decreto legge approvato in tutta fretta dal Consiglio dei Ministri che impone un grado in meno nella temperatura del riscaldamento delle abitazioni e degli uffici e, non bastasse, un'ora in meno nella durata del riscaldamento stesso.
Sempre il ministro Scajola fa notare che il decreto "porterà beneficio alla situazione di difficoltà nel gas che abbiamo in Italia" e grazie a questo intervento sarà possibile un risparmio dei consumi pari a 5-10 milioni di metri cubi di gas al giorno. Nonostante questo risparmio nei consumi, precisa poi il ministro di Forza Italia, anche che le misure previste per affrontare l'emergenza gas potrebbero comportare qualche ritocco alle bollette dell'energia, come se non bastassero tutti i rincari degli ultimi anni.

di Patrizia Orlandi

Il governo che voleva fare dell'imprenditorialità il fattore di successo che avrebbe rivoluzionato la pubblica amministrazione, sembra avere uno strano concetto sia della imprenditorialità che della pubblica amministrazione. Il tratto comune a diverse situazioni nelle quali sono stati innestati i criteri di imprenditorialità, dalla scuola, alla sanità, fino all'attività diplomatica e alle aziende quasi-privatizzate, sembra quello di nominare alcuni manager ed affidare loro enormi responsabilità, per poi dileguarsi non prima di aver provveduto a tagliare drasticamente i trasferimenti dallo stato. Il passo successivo è quello di accusare i lavoratori per l'inevitabile fallimento; lavoratori inadatti a "stare sul mercato" o troppo intrisi di "logiche stataliste". Succede nella scuola, è successo con Trenitalia, e in questi giorni abbiamo avuto la certezza che lo stesso destino toccherà all'Alitalia.

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