di Fabrizio Casari

La sceneggiata di Vicenza, penultimo episodio della saga padronale in differita Tv, ha avuto certamente dei momenti adatti alla tradizione dello sceneggiato italiano. Al Presidente del Consiglio, che porta la sua clacque come fosse a Matrix, bisogna riconoscere il merito di non sottrarsi al redde rationem con i colleghi che avevano osato contestarlo. Ma la prima fila con le braccia incrociate, cioè quella che ospita le personalità più importanti, ha avuto comunque un ritorno poco piacevole per il Presidente di quasi tutto quello che conviene presiedere. Così come è tutta inscritta nell'arte del paradosso italiano l'accusa di Berlusconi a Della Valle riguardo agli scheletri nell'armadio, tanto come quella di un Della Valle improvvisamente asceso a combattente antiberlusconiano. Flaiano aveva già documentato la scena quando sosteneva che "la situazione è grave, ma non è seria".
E' comunque una Confindustria divisa quella che si atteggia ad arbitro del voto. La presunzione di entrambe le fazioni di rappresentare le due aggregazioni politiche in competizione, si sovrappone a quella, meno esplicita ma più autentica, di essere in qualche modo rappresentate, più che di rappresentare. Quale che sia infatti la tendenza presente nell'organizzazione padronale, su un dato l'unitarietà dei componenti è certa: il governo è lo strumento operativo, come il Parlamento lo è sul piano legislativo, delle politiche economiche che servono alle imprese. Che queste poi non rappresentino più, o quanto meno come un tempo, il centro del sistema economico, poco importa.

di Domenico Melidoro

Mentre le strade di Parigi e di tutta la Francia divengono teatro di manifestazioni rumorose e partecipate, soprattutto dai giovani che protestano contro l'imminente precarizzazione dei rapporti di lavoro voluta dal Governo conservatore, il Centrosinistra nostrano (che, viste la crescente precarietà che affligge la vita lavorativa della stragrande maggioranza dei giovani del nostro Paese, di ragioni per preoccuparsi delle condizioni di lavoro dovrebbe averne tante) incassa vittorie nei confronti televisivi con Berlusconi e si compiace per i sostegni più o meno inattesi che provengono da quelli che vengono convenzionalmente definiti poteri forti.
L'articolo con cui Paolo Mieli su Il Corriere della sera ha esplicitato il suo sostegno elettorale alla coalizione guidata da Romano Prodi è forse la testimonianza più chiara del sostegno dell'establishment economico-finanziario al Centrosinistra. Il quotidiano di riferimento per quella che è chiamata tradizionalmente "borghesia illuminata" auspica che il futuro governo del nostro Paese sia guidato da Prodi, le cui capacità politiche rappresentano una garanzia più sicura di quella offerta dalla Casa delle libertà per la ripresa economica e per la realizzazione di quelle riforme strutturali necessarie alla modernizzazione del Paese.

di Domenico Melidoro

È davvero finita l’era berlusconiana? Possiamo cominciare a parlare del fenomeno Berlusconi usando i verbi coniugati al passato? A sentire Enrico Deaglio, il direttore di Diario che ha da poco messo in vendita un DVD (intitolato significativamente Quando c’era Silvio) che narra le torbide vicende pubbliche e private del capo di Forza Italia, sembra proprio di sì. Sembra che l’epoca berlusconiana, indipendentemente dall’esito delle prossime elezioni politiche, sia ormai al tramonto e che l’attuale Presidente del Consiglio, privo del sostegno di quei gruppi sociali che finora si sentivano garantiti e rappresentati dalle sue politiche, e con una leadership sempre più pericolante a causa delle pretese dell’UDC di Pierferdinando Casini e della Destra di Gianfranco Fini, abbia fatto il suo tempo. Non è un mistero che la Confindustria, e in particolare il suo Presidente Montezemolo, ha assunto più volte posizioni critiche sull’operato di Berlusconi e del suo Esecutivo. Il Presidente imprenditore non è stato capace di mantenere il sostegno dei suoi colleghi e più di una volta è toccato a Diego Della Valle farsi portavoce del malcontento imprenditoriale nei confronti dell’inefficacia delle politiche del Centrodestra e della conseguente perdita di competitività del sistema economico nazionale. Tuttavia dovrebbe quantomeno destare stupore che sia proprio uno dei più rappresentativi industriali italiani nel mondo a preoccuparsi della sorte di milioni di lavoratori e pensionati che, come recita una formula abusata ma efficace, «fanno fatica ad arrivare alla fine del mese».

di Fabrizio Casari

Pedinamenti. Intercettazioni. Infiltrazioni. Compravendita di dati sensibili. Non è l'ultima avventura di un film di spionaggio, né l'edizione aggiornata di un racconto d'oltre cortina. Si tratta della parte meno nobile, ma non meno importante, di una vicenda che riguarda la legalità del paese e la privacy di chi lo abita e che ha nei titoli di coda la campagna elettorale del Lazio, che ha visto la sconfitta di Francesco Storace e la vittoria di Piero Marrazzo.
La competizione elettorale era stata contrassegnata da episodi controversi, quali l'esclusione della Mussolini dalle liste elettorali, poi riammessa a seguito di ricorso post digiuno. La nipote della destra vera, quella che non cerca di nascondersi dietro il bavero degli arricchiti, era estranea, anzi in competizione, con la lista Storace. Nessuna sorpresa, visti i non buoni rapporti tra i due e, soprattutto, il tentativo della Mussolini di strappare voti all'area della cosiddetta "destra sociale" per traghettarli alla sua nuova formazione, quella della destra asociale.

di Domenico Melidoro

Zapatero - Lafontaine Tra gli hobbyes più praticati dagli osservatori e dai leaders politici del nostro Paese, soprattutto tra quelli di Sinistra, c'è la continua ricerca di modelli all'estero ai quali richiamarsi per avvalorare le proprie tesi e strategie; oppure l'individuazione di modelli negativi le cui sconfitte elettorali o le cui fallimentari politiche pubbliche possano servire a indicare gli errori da evitare. Tra i leaders europei che negli ultimi mesi si sono imposti all'attenzione del dibattito politico del nostro Paese vi sono, per ragioni diverse, lo spagnolo José Luis Rodrìgue Zapatero e il tedesco Oskar Lafontaine.
Il desiderio di sentir dire e di veder fare "qualcosa di sinistra" ha portato negli anni passati a guardare con particolare interesse ai tentativi compiuti da Tony Blair, peraltro premiato da diversi successi elettorali, di svecchiare la tradizione socialdemocratica nel Regno Unito. Per un po' di tempo è parso che il New Labour e il Partito Democratico di Bill Clinton potessero essere partners prestigiosi nella realizzazione dell'Ulivo mondiale. Il passare del tempo, ma soprattutto l'adesione blairiana al modello sociale neo-liberista e la bellicosa politica estera che il Regno Unito porta avanti al fianco degli Stati Uniti di Bush, hanno provocato malumori e giudizi di segno opposto tra molti di coloro che credevano che Blair fosse davvero capace di innovare la tradizione socialdemocratica andando oltre le consolidate (e al tempo stesso inadeguate a governare la complessità contemporanea) categorie della politica del Ventesimo Secolo.


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