di Sara Nicoli

Il governo dice che si tratta di un buon pareggio. I tassisti dicono che si tratta di una loro vittoria. Chi ha perso, alla fine, sono stati i cittadini. Siamo stati noi, in buona sostanza, quelli che hanno dovuto pagare le conseguenze più pesanti della vertenza, appena conclusa, tra il governo in vena di liberalizzazioni e i tassisti più violenti e scalmanati d'Europa. Per ben tre settimane le principali città italiane sono state trasformate in gironi dell'Inferno dai tassisti decisi ad ottenere con ogni mezzo quello che poi, alla fine, hanno davvero ottenuto: stralciato dal decreto il previsto cumulo delle licenze e via anche la famigerata doppia targa che avrebbe consentito un reale aumento delle auto pubbliche sul territorio. Di contro il governo, che sembrava deciso a proseguire con la voce grossa e il pugno di ferro, si è accontentato di un compromesso poco onorevole, portando a casa la possibilità di un aumento delle turnazioni sull'arco orario della giornata che i tassisti potranno governare in autonomia, casomai facendo guidare al loro posto qualche parente stretto. Un risultato poco onorevole, di cui il governo non ha nulla di cui vantarsi.

di Sara Nicoli

E' un sospetto che ormai circola da giorni: alcuni sindacalisti dei tassisti remano contro qualsiasi accordo possibile con il governo sul decreto che liberalizza la loro attività. E'ormai chiaro a tutti, per primo a Bersani, che prendono ordini da qualcuno di destra, una destra violenta e arrogante che si muove nell'ombra e muove come pedine alcuni tra i più enfatici leader della protesta delle auto bianche. Il primo si chiama Loreno Bittarelli, è il segretario dell'Unione Radio Taxi ed è legato, per sua stessa, orgogliosa ammissione, a Gianni Alemanno, Francesco Storace e a Fabio Sabbatani Schiuma, consigliere comunale di Roma coinvolto nella vicenda dello spionaggio politico alle elezioni Regionali ai danni della lista di Alessandra Mussolini. Lui, come Pietro Marinelli, dell'Ugl, o Giuliano Falcioni, leader del sindacato autonomo Ciisa, rautiano doc, considerano questa vertenza come un fatto politico di rivalsa contro un governo di centrosinistra che li attacca perché sono di destra e non certo perché nelle grandi città c'è davvero bisogno di più taxi a minor costo per tutti.

di Domenico Melidoro

La prima estate del Governo Prodi è stata finora dominata da roventi polemiche. Il clima è stato surriscaldato prima dalla discussione sul rifinanziamento alle missioni militari italiane in giro per il mondo, che hanno determinato tensioni nel mondo pacifista e tra i parlamentari della cosiddetta Sinistra radicale, e poi dalle liberalizzazioni volute dal Ministro Bersani e ampiamente osteggiate dalle categorie di cittadini che hanno visto minacciati i propri interessi, in primo luogo i tassisti. La recente presentazione del Dpef non ha certo rasserenato gli animi. Sindacati e esponenti di Rifondazione, Verdi e PdCI sono insorti nei confronti di un documento che a loro avviso promette notevoli tagli alla spesa pubblica senza prevedere adeguate misure di sostegno alla crescita economica e alla difesa del lavoro, e senza opporsi in modo deciso alla piaga dell'evasione fiscale.

di Fabrizio Casari

Deviati, oggetto e soggetto di operazioni ad altri scopi destinate, strumento di pressioni e depistaggi ad arte perpetrati. E' una parte della storia dei nostri Servizi: segreti quanto basta, al servizio però non si sa bene di chi.
Le intercettazioni, i verbali, le ipotesi di cui si scrive e si parla, con annesse ipotesi di alleanze o inimicizie appassiona poco. Alla fine, quella della inaffidabilità dei Servizi segreti italiani, è una storia che va di pari passo con la vicenda politica italiana ed internazionale dal dopoguerra ad oggi. Inaffidabilità politica, forse, non certo mancanza di efficienza, virtù della quale, anzi, abbondano. La politica vera, non cioè la sua rappresentazione scenografica quanto apparente, bensì quella che agisce nelle pieghe degli interessi forti, dominata dai poteri forti, dei servizi si è sempre servita e da loro è stata, cortesemente, ricambiata.
Il loro compito istituzionale, non v'è dubbio, risiede nella difesa della sicurezza del paese; sicurezza che va ricercata attraverso il lavoro d'intelligence operativa tanto dentro quanto fuori dai confini nazionali. Che cosa dunque permette, anzi favorisce, il loro uso distorto?

di Sara Nicoli

Ci eravamo chiesti dove fossero andati a finire, senza tuttavia rimpiangerne l'assenza. Li avevamo lasciati sotto le scrivanie e dagli antri bui della Farnesina, svergognati nell'intimità telefonica e politica da qualche scalmanata in cerca di successo. Li abbiamo ritrovati nell'applauso della piazza. E' stato improvviso, ma non inatteso. Rieccoli. Sono saliti sui furgoni, con un'agilità antica. Hanno strappato di mano ai tassinari in rivolta l'antico megafono e fomentato la folla delle macchine bianche al grido di "Noi vi salveremo", salutati da un coro di "Duce, Duce!" che gli ha ristorato il cuore e li ha fatti sentire vivi.


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