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Gio
17 Maggio 2012
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Cuba, un paese in salute

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di Alberto Mazzoni

Science é la più importante rivista statunitense di scienza. Sul numero del 30 aprile ha pubblicato un breve articolo che dimostra due cose: la prima é che l’embargo americano di cibo e medicine è tra le cause significative di almeno tre epidemie a Cuba; la seconda é che, nonostante questo, la sanità cubana è più efficiente di quella statunitense, perché le due organizzazioni garantiscono la stessa identica aspettativa di vita utilizzando risorse neanche confrontabili. La conclusione dei due autori (uno statunitense ed uno canadese) è che gli USA dovrebbero rimuovere l’embargo e provare ad adottare alcune soluzioni organizzative utilizzate a Cuba.

Cuba aveva un’aspettativa di vita superiore alla media caraibica già durante Batista. Dopo la rivoluzione, nonostante la presenza dell’embargo, l’aspettativa di vita crebbe più velocemente di quella della media dei paesi sviluppati, giungendo ai livelli statunitensi nel 1975 (dati ONU). L’unico periodo in cui la crescita della vita media a Cuba si è fermata è stato il periodo especial degli anni 90. A causa del crollo degli scambi col blocco sovietico la situazione economica crollò e con essa quella sanitaria. Il consumo di calorie scese del 40%, si diffuse l’anemia.

Quale momento migliore per i parlamento americano per introdurre due nuove leggi - la Torricelli Bill (1992) e l’Helms-Burton act (1996), volte a limitare rispettivamente gli scambi cubani con sedi estere delle compagnie americane  e con compagnie non americane? Come conseguenza di queste leggi nel 1996 il formulario farmaceutico cubano era sceso a 900 farmaci dai 1300 del 1989. L’articolo cita pubblicazioni che collegano la mancanza di farmaci all’esplosione della tubercolosi del 1992 e degli anni immediatamente successivi, alla diffusione delle malattie intestinali del 1993, alle epidemie di neuropatie periferiche e ottiche (come la sindrome di Guillain-Barré nel 1994).

Al momento l’aspettativa di vita cubana è nuovamente pari a quella statunitense (78,2 anni), anche grazie alla ripresa degli scambi con gli altri paesi centro e sud americani. Con pragmatismo anglosassone gli autori insistono sul fatto che lo stesso risultato è ottenuto dai cubani con una spesa infinitesima: il 7% del PIL e 355 $ a cittadino all’anno contro  il 15% del PIL e 6714 $ a cittadino statunitense. Come è possibile?

Secondo gli autori Cuba riesce ad ottenere risultati da mondo sviluppato con fondi da paese in via di sviluppo grazie a una serie di misure organizzative sviluppate per controbilanciare i danni dell’embargo: diffusione di un sistema di medici e ambulatori capillare - accento sulla prevenzione (è prevista per ogni cittadino una visita medica completa obbligatoria l’anno) - gratuità delle cure nella gran parte dei casi. Può sembrare contro intuitivo che spendere per mantenere le cure gratuite conduca a un risparmio ma se le cure sono gratuite i cittadini vi ricorrono anche quando il disturbo è lieve quindi a) le epidemie vengono prevenute e b) le malattie progressive vengono curate prima che la situazione si aggravi, due fattori che contribuiscono al risparmio.

Così come in numerosi altri capitoli della politica estera, l’annunciata svolta di Obama su Cuba ancora non c’é stata. Nel maggio 2009 la Philips Electronics of North America Corporation (società olandese con 20% di capitale USA) ha ricevuto una multa di 128.000 dollari US Office of Foreign Assets Control per aver portato dal 2004 al 2006 equipaggiamenti medici a Cuba, proprio in virtù dell’Helms-Burton act.

Ci sono comunque due leggi in discussione nel Parlamento Usa, una per consentire i viaggi turistici a Cuba, l’altra per consentire l’acquisto di medicinali. Gli autori giudicano queste due leggi necessarie, puntualizzando che la cosa più sensata sarebbe rimuovere l’embargo del tutto. Suggeriscono inoltre di avviare studi ufficiali e collaborazioni per stabilire quali delle pratiche cubane potrebbero essere adottate dalla sanità statunitense.

L’articolo è interessante per la chiarezza e la documentazione, ma soprattutto come esempio di analisi pacata di un aspetto di un paese sul quale tendono spesso a scontrarsi le ideologie più che le argomentazioni razionali.

 

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