Andare “oltre”. Questa pare essere la destinazione del futuro Partito Democratico. Non si spiega dove, ma ci si organizza per andare “oltre”. Quello che si celebra invece al Mandela Forum di Firenze, in contemporanea con le assisi della Margherita a Roma, lungi dall’essere il battesimo di qualcosa, l’inizio del futuro, appare piuttosto la chiusura di un percorso, il sancire il funerale di una storia. Ottantasei anni dopo la nascita del PCI, con le assisi di Firenze chiude bottega la storia travagliata e rivista, più volte aggiornata e corretta, del più grande partito della sinistra italiana.

I partiti nascono per rappresentare istanze culturali e sociali e per tradurle sul piano politico. Di più: i partiti, prima ancora di rappresentare quelle istanze, dovrebbero incarnare un orientamento ideale e perfino filosofico specifico (di parte, appunto) capace di offrire una interpretazione dell’esistente per progettarlo in direzione del futuro. Volendo rovesciare il punto di vista, i partiti, come i movimenti sociali, nascono sotto la spinta di blocchi sociali che chiedono organizzazione e rappresentanza. O per lo meno così è stato nella storia del Novecento, che ha visto nascere in Europa grandi dottrine politiche – il cattolicesimo democratico, il liberalismo, il socialismo - che hanno caratterizzato gli avvenimenti e le grandi trasformazioni della seconda metà del secolo scorso. Da queste tre dottrine sono derivate la maggioranza delle forze politiche e i grandi movimenti sociali che hanno attraversato il Vecchio Continente; sono dottrine che, pur rivisitate, costituiscono ancora la base ideologico-storica di riferimento per i grandi partiti europei.

Un voto forte, netto, da nord a sud. Che non lascia margini d'interpretazione. Gli italiani amano la loro Costituzione, i valori che l'ispirano. Ha votato la maggioranza numerica degli italiani, nonostante non ci fosse l'obbligo di raggiungere il quorum, a testimonianza di quanto sia sentita l'urgenza di difendere la Carta, patrimonio della Resistenza, figlia della stagione migliore della storia del nostro Paese. Gli italiani hanno dimostrato di volerla difendere dalle spallate, anche quando sono rappresentate da un pastrocchio concepito da quattro soggetti la cui caratura ben si adatta ad un bar dello sport; soggetti come i quattro "saggi di Lorenzago" che in nessun Paese, in nessun sistema politico, sarebbero mai stati incaricati di apportare modifiche costituzionali.

Non sarà un voto qualunque, perché quello di domenica non é un referendum qualunque. Non uno, per intenderci, delle tornate radicali che su tutto e il contrario di tutto hanno chiesto di pronunciarsi, svilendo così tanto lo strumento quanto il valore politico dei suoi esiti. Domenica si vota per decidere che paese vogliamo, a quale futuro si può o no ambire. La proposta di legge di riforma della seconda parte della Costituzione é da rigettarsi interamente. Non vi sono elementi accettabili, mentre con grande forza trasuda l'impianto dissolutore del nostro ordinamento sociale e politico. Si deve quindi andare a votare e votare NO.


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