Lo sfondamento di Berlusconi non c’è stato, è vero. Il leader del Pdl, che vaticinava un risultato intorno al 45% e la sua popolarità al 75%, si è dovuto accontentare di perdere due punti percentuali dalle precedenti politiche. Lui sostiene essere colpa di Veronica, Noemi e Kaka, dei comunisti e di Murdoch, ma questo conta poco. Il fatto è che i voti che perde sono in parte minore l’esito di una cannibalizzazione interna alla destra, che sposta sulla Lega consensi prima forzitalioti, e in parte maggiore il segnale di un elettorato che comincia ad essere stanco del personaggio. Ma il parziale ridimensionamento del Pdl appare sì come un dato importante, ma non certo l’elemento attorno a cui far ruotare l’analisi del voto, che dev’essere ben più ampia e dolorosa. Non è il momento delle pietose bugie o delle sfumature linguistiche.

La morte è arrivata puntuale, quasi a voler compiere l’unico atto riparatore, a mettere l’ultima, definitiva parola, sulla tragedia umana della famiglia Englaro. E’ giunta in tempo per fermare l’ennesimo blitz degli sciacalli travestiti da credenti, ma non a riparare la violenza ideologica, l’ipocrisia, il cinismo, la strumentalizzazione politica con cui si sono accaniti sul corpo di Eluana. Hanno tentato ogni strada, lecita ed illecita, per impedire che Beppino portasse a compimento la volontà di sua figlia e della famiglia tutta. E hanno tentato ogni via, senza risparmiare falsità, cinismo, ipocrisia e menzogne, per impedire il corso degli eventi come deciso da tre sentenze di tribunale: la Corte d’Appello prima, la Cassazione poi, la Corte Costituzionale in seguito.

La Sinistra, o almeno la parte più viva di essa, ha dato il via all’analisi autocritica del risultato elettorale, mentre in apparenza, da parte del Partito Democratico - pure il grande sconfitto - non si hanno segnali di riflessioni che possano produrre analisi nuove o inversioni di rotta. Per adesso l’elemento significativo, almeno sul piano simbolico, è il trasloco dal Loft alla sede della Margherita nel pieno centro di Roma. E’ possibile che siano concentrati sui ballottaggi ancora da celebrarsi, ma le prime polemiche con l’Italia dei Valori da un lato e sull’ipotesi di Partito del Nord dall’altro, sembrano indicare che, dopo la sonora batosta patita, il PD potrebbe tornare, con modi e tempi che si delineeranno con maggior chiarezza nelle prossime settimane, agli antichi fasti delle arene. I sommovimenti tellurici, che già da queste ore sembrano agitare il partito nato in cattività, fanno presagire un clima interno che, dopo il secondo turno delle Amministrative, soprattutto se a Roma dovesse prevalere il fascista Alemanno, potrebbe diventare difficile.

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Il 19 Luglio del 1979, i guerriglieri del Frente Sandinista de Liberaciòn Nacional, dopo aver liberato tutte le principali città del paese, entravano a Managua, la capitale del Nicaragua. Finiva così la dittatura della famiglia Somoza, una delle più feroci della storia latinoamericana. La guerra di liberazione costò cinquantamila morti al popolo nicaraguese. Il 17 Luglio, due giorni prima dell’entrata guerrigliera nella capitale, Anastacio Somoza Debayle era fuggito, rubando tutto il denaro di cui il paese disponeva, dando ordine all’esercito di resistere nelle strade e di bombardare le città pur d’impedire la vittoria dei guerriglieri. La stessa Amministrazione statunitense, che aveva insediato e sostenuto ogni oltre decenza la dittatura somozista, fu costretta a fermarsi quando un giornalista statunitense, Bill Stewart, venne barbaramente ucciso dalla Guardia Nazionale somozista.


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