Le udienze in corso al Congresso di Washington per fare luce sull’attacco dei sostenitori di Trump stanno delineando un quadro preoccupante dei fatti straordinari accaduti il 6 gennaio scorso. Gli interventi più interessanti sono stati finora quelli degli ultimi giorni che hanno visto testimoniare davanti ad alcune commissioni del Senato esponenti di primo piano delle Forze Armate, del dipartimento per la Sicurezza Interna e dell’FBI. Lo scenario ricostruito ha evidenziato falle ed errori clamorosi, ma soprattutto l’atteggiamento sospetto di molti ai vertici delle agenzie responsabili della sicurezza nella capitale americana.

Il governo conservatore australiano del primo ministro, Scott Morrison, è da qualche settimana nel vortice di una crisi crescente, esplosa in seguito alle accuse di molestie sessuali e di stupro contro un funzionario e un importante membro dello stesso gabinetto federale. L’identità di uno dei presunti colpevoli è stata resa pubblica solo mercoledì, quando egli stesso, cioè il ministro della Giustizia Christian Porter, è stato protagonista di una sofferta conferenza stampa nella quale ha respinto tutte le accuse a suo carico. Il caso ha molti aspetti discutibili e poco chiari, ma, come spesso accade, anche questo scandalo sessuale è stato sfruttato, se non addirittura orchestrato ad arte, per ragioni tutte politiche dietro a un’improbabile crociata in difesa dei diritti delle donne.

Il pacchetto di aiuti anti-Covid dell’amministrazione Biden sembra essere ben avviato verso l’approvazione al Congresso di Washington, anche se fuori dal provvedimento da quasi duemila miliardi di dollari resterà alla fine una delle misure più importanti, soprattutto dal punto di vista simbolico, incluse nella proposta originaria. L’aumento a 15 dollari l’ora del salario minimo federale, da tempo vero e proprio cavallo di battaglia “liberal”, è stato infatti escluso dalla nuova legge a causa di discutibili questioni procedurali. Tra le recriminazioni dell’ala “progressista” del Partito Democratico, la Casa Bianca ha tirato un sospiro di sollievo, confermando come la promessa al centro della campagna elettorale del presidente serviva sostanzialmente solo a raccogliere qualche consenso a sinistra.

Le aspettative che si erano create alla vigilia della pubblicazione da parte dell’amministrazione Biden di un rapporto della CIA sul brutale assassinio del giornalista saudita, Jamal Khashoggi, sono andate in larga misura deluse. Il responsabile ultimo dell’uccisione e dello smembramento del cadavere del giornalista “dissidente”, sparito dentro l’ambasciata saudita di Istanbul nell’ottobre del 2018, è stato indicato anche dall’intelligence americana nell’erede al trono, Mohammed bin Salman (MBS). Tuttavia, i provvedimenti già presi e che verranno valutati in futuro da Washington non prefigurano un rimescolamento sostanziale delle relazioni tra i due alleati, bensì, al massimo, un riassestamento di natura tattica, in grado comunque di creare qualche sussulto in Medio Oriente e all’interno della casa regnante a Riyadh.

Il termine “sovranità nazionale” insinua cose nobili, sentimenti di patriottismo e di indipendenza, di libertà ed autonomia. Ci sono diversi modi per declinarli, taluni aulici e alcuni decisamente concreti. Un esempio di questo secondo tipo è l’uguaglianza di tutti i cittadini nell’accesso ai beni ed ai servizi pubblici, poiché parte fondamentale dei diritti collettivi. Questa è la principale destinazione a terra del principio teorico dell’uguaglianza: affermare l’universalità del diritto pubblico e la sua prevalenza nei confronti di quello privato. Ciò non comporta la lettura del diritto privato come figlio di un dio minore, ma considera che esso mai possa rappresentare una priorità su quello collettivo.


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