Le massicce manifestazioni di protesta di questi giorni negli Stati Uniti hanno contribuito, tra le altre cose, a screditare ancora di più di quanto non lo sia già da tempo il principale quotidiano americano. La pubblicazione settimana scorsa sul New York Times di uno sconcertante articolo di propaganda fascistoide, scritto da un senatore repubblicano fedelissimo del presidente Trump, ha infatti gettato in una gravissima crisi i vertici editoriali del giornale, costretti a correre ai ripari con una clamorosa marcia indietro e un altrettanto eclatante licenziamento per cercare di contenere la crescente ondata di polemiche.

La cultura è tra i settori che ha più risentito dell'emergenza Covid-19, soprattutto per l'impossibilità di incontrarsi o di visitare luoghi deputati allo scambio artistico-culturale. Musei, cinema, teatri, concerti e fiere di settore saranno probabilmente gli ultimi a poter ripartire, anche per la difficoltà di creare distanze tra gli spettatori.

Così accade anche per le fiere dell’editoria, che non possono per ora essere organizzate in presenza. Per questo la casa editrice Edizioni del Loggione/Damster ha pensato di non disperdere la grande ricchezza e creatività delle case editrici piccole e medie e dare vita a “Italia Book Festival”, una fiera dell’editoria virtuale, ma reale nei contenuti.

Un evento con stand, incontri con gli autori in streaming, workshop online, pitch e laboratori virtuali per bambini.

Dato che tutto si è spostato online, concerti, didattica e meeting, anche la fiera del libro è diventata virtuale.

All’iniziativa hanno aderito più di 80 case editrici, tra cui la Gn Media, provenienti da tutte le regioni d’Italia. Un evento che ha ricevuto il  patrocinio del Mibact - Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e che si svolgerà dal 16 al 24 maggio 2020.

Un periodo particolare quello che si sta vivendo e che richiama una fiera ben più importante che quest’anno ha dovuto slittare ad altra data per i ben noti problemi sanitari.

L'ingresso é libero e il Festival è aperto al pubblico 24 su 24 accedendo al sito web www.italiabookfestival.it. I lettori entrano nelle varie sale e girano fra gli stand degli editori, riempiono il carrello con i titoli dei libri preferiti, partecipano alle presentazione degli autori, ai laboratori, seguono le dirette YouTube e Facebook, con gli approfondimenti e le interviste. Un modo nuovo di presentarsi che da episodico potrebbe divenire periodico.

L’emergenza relativa alla diffusione del Coronavirus ci dice qualcosa sull’Italia contemporanea e sulla governance del rischio. Ciò che affascina delle emergenze - intese come quegli eventi inattesi e indesiderati che fanno irruzione nella vita di una società e ne interrompono il regolare flusso - è la loro capacità di mettere a nudo i tratti più autentici della normalità. Ossia le caratteristiche, le relazioni e i tic propri del quotidiano nei tempi di pace. L’insieme di quei rapporti, insomma, che finiscono con l’essere occultati dal fluire ordinario del tempo. Un po’ come nel caso di quell’antropologo che per comprendere la vita nascosta di una comunità interroga con interesse lo scemo del villaggio normalmente relegato ai margini della vita sociale e ritenuto incapace di dire alcunché di sensato. Oppure in quello dello sperimentatore che causa incidenti relazionali per trarre delle indicazioni sulle aspettative comuni nella vita associata. I tempi di sospensione della normalità sono quelli che meglio di altri illuminano l'ordinario.

Covid-19, com’è stato recentemente rinominato quel virus-specchio anamorfico della normalità che tanto sta turbando la vita del nostro paese, è ancora più interessante perché è posto a un livello di intersezione tra livelli politici. È cioè un fenomeno globale che, in quanto tale, getta luce non soltanto sull’impatto e la ricezione locale di un fenomeno emergenziale, ma sugli intrecci e le fughe di un piano dall’altro. Ciò, in altri termini, che costituisce l’adattamento locale a un fenomeno globale.

Una casa-museo “regalata” alla città di Verona, grazie alla passione dell'imprenditore e collezionista Luigi Carlon. Palazzo Maffei è il nuovo punto di riferimento per gli amanti dell'arte, un percorso denso di emozioni, tra opere che attraversano più di cinque secoli.

Il debutto c'è stato lo scorso 15 febbraio e questa apertura ha rappresentato un evento importante sotto tanti profili.

Da un lato il restauro completo di uno dei più scenografici e noti palazzi seicenteschi della città, quinta suggestiva di Piazza delle Erbe, con la sua facciata barocca ora risplendente, l'imponente scalone elicoidale autoportante, gli stucchi e le pitture murali del piano nobile; dall'altro una raccolta d'arte di grande interesse che spazia dalla fine del Trecento fino ad oggi.

E così ci si trova immersi in un turbinio di quadri e sculture, dove Giovanni Boldini o Andrea Mantegna vengono accostati a Schifano, Fontana o Cattelan.

Il risultato è un'immersione nell'arte che lascia senza fiato, che riempie gli occhi e l'anima e fa sentire nuovamente grati per essere consumatori di cotanta bellezza.

Il percorso consta di oltre 350 opere, tra cui quasi 200 dipinti, una ventina di sculture, disegni e un'importante selezione di oggetti d'arte applicata (mobili d'epoca, vetri antichi, ceramiche rinascimentali e maioliche sei-settecentesche, ma anche argenti, avori, manufatti lignei, pezzi d'arte orientale, rari volumi) e con una scelta espositiva dalla “doppia anima”.

Nella prima parte, connotata dagli affacci sulla piazza, si privilegia il dialogo con gli ambienti del piano nobile del palazzo a ricreare l'atmosfera di una dimora privata, ma anche il senso di una wunderkammer e di una sintesi tra le arti, con nuclei tematici d'arte antica in cui irrompe all'improvviso il dialogo con la modernità; nella seconda parte, dedicata al Novecento e all'arte contemporanea, si è invece voluta creare una vera e propria galleria museale, ove spiccano molti capolavori, si scorge la passione per il Futurismo e la Metafisica e s'incontrano alcuni dei massimi artisti del XX secolo: Boccioni, Balla,Severini, ma anche Picasso e Braque; de Chirico, Casorati e Morandi accanto a Magritte, Max Ernst, Duchamp. E ancora Afro, Vedova, Fontana, Burri, Tancredi, De Dominicis, Manzoni e molti altri.

Per Luigi Carlon le opere raccolte negli anni sono racconti di vita, gesti d'amore, testimonianze di quella sensibilità unica e singolare che egli ha colto negli artisti fin da giovane e dalla quale è stato affascinato e colpito.

Una ricchezza condivisa con la città e con il pubblico, in un edificio fortemente simbolico come è appunto Palazzo Maffei, il cui nucleo originario tardo-medievale sorge nell'area del Capitolium, il complesso votivo dedicato alla Triade Capitolina, costruito quando Verona divenne municipio romano (49 a.C.), di cui nei sotterranei del palazzo restano ancora le evidenze.

Un nuovo motivo per visitare Verona.

Scontratosi ripetutamente contro le resistenze quasi unanimi dei paesi alleati, il governo americano sta studiando nuove eccezionali misure per danneggiare Huawei e ostacolare il consolidamento del colosso cinese come attore principale nella creazione della nuova rete 5G su scala globale. Le prospettive di successo restano però scarse, visto il sostanziale fallimento degli sforzi messi in atto finora e i contraccolpi negativi in termini economici e di innovazione tecnologica sul fronte domestico che rischiano di provocare le iniziative dell’amministrazione Trump.

Ai primi di febbraio, il governo britannico aveva respinto in buona parte gli inviti americani a escludere Huawei dalla partecipazione alla costruzione della nuova infrastruttura 5G. Il primo ministro, Boris Johnson, aveva optato per una scelta prudente che, per non scontentare del tutto Washington, imponeva stretti controlli sul lavoro della compagnia di Shenzhen, esclusa inoltre dagli ambiti più sensibili della nuova rete.


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