di Daniele John Angrisani

Neanche il tempo di stappare lo spumante per festeggiare l'arrivo del 2008 e subito la campagna elettorale per le presidenziali americane entra nel vivo. A partire da oggi, infatti, sia il partito democratico che il partito repubblicano scelgono, attraverso le primarie, il candidato presidente per la Casa Bianca alle elezioni generali previste per il 4 novembre 2008. Si tratta di elezioni primarie di fondamentale importanza, perchè, a differenza di gran parte di quelle precedenti, per la prima volta è realmente in gioco la candidatura in entrambi i partiti, senza che vi siano già da prima, dei vincitori predeterminati. In particolare nel partito democratico la sfida sembra essere tra la ex first lady Hillary Rhodam Clinton, data per favorita dai sondaggi per la nomination finale, e il giovane senatore nero dell'Illinois Barack Hussein Obama, con l'ex candidato vicepresidente John Reid Edwards, dato come outsider, ma possibile vera sorpresa di queste primarie, giusto alle sue spalle. Anche in campo repubblicano vi è un personaggio dato per favorito nei sondaggi, l'ex sindaco di New York Rudolph William Giuliani, ma la lotta è ancora aperta con una serie di altri candidati del peso di John Sidney McCain, Willard Mitt Romney e Mike Dale Huckabee, pronti a sfidarlo. Ma andiamo subito nel dettaglio e vediamo ora quando e dove si vota e quali sono le posizioni politiche dei principali candidati a queste primarie.

di Carlo Benedetti

Per l’americano Time Putin è “l’uomo dell’anno”. Ma per il britannico Guardian è “L’uomo più ricco d’Europa”. Ed hanno ragione tutti e due. Cominciamo dall’uomo dell’anno. E’ un titolo che il presidente russo - impegnato a fare le valigie nel momento in cui lascia il Cremlino - si è meritato sotto tutti i punti di vista. E’ riuscito ad imporre al suo paese una linea politica basata sul fronte della fermezza e della stabilizzazione. Ha messo all’angolo i resistenti ceceni portandoli alle urne e facendo uscire risultati plebiscitari sconosciuti anche al periodo brezneviano. Ha portato in galera personaggi scomodi come alcuni oligarchi a lui ostili o esponenti politici collocatisi nelle schiere della dissidenza. Ha fatto l’occhiolino ai comunisti di Ziuganov ansiosi di occupare qualche posto nella gerarchia ufficiale. Ha mostrato un volto duro agli americani rivelando di voler riportare la Russia ai livelli geopolitici dell’Urss. Si è messo in corsa verso la Cina e l’India rivelando una propensione eurasiatica. Ha teso la mano al Vaticano del papa tedesco segnando così un distacco dalle manovre precedenti quando la Chiesa cattolica era nelle mani del papa polacco. Ha facilitato il riarmo dell’Armata offrendo spazi di intervento alle aziende del complesso industriale legato alla Difesa. Ha riportato i media sotto l’ala protettiva del Cremlino.

di Bianca Cerri

La baraonda giornalistica sulle primarie in Iowa rischia di far dimenticare che non saranno gli elettori ad esprimere le proprie preferenze ma i caucus, ovvero le assemblee popolari che decidono autonomamente quale candidato sostenere. Tanto per precisare: caucus non è una parolaccia, ma un termine pellirossa che indica appunto le assemblee distrettuali di partito. Secondo alcuni non rappresentano un sistema democratico mentre altri sostengono che abbiano una loro utilità, la diatriba è aperta. Una cosa è sicura: da più di 50 anni le primarie rivestono un’importanza vitale nelle campagne elettorali USA. Non a caso, i candidati si sono gettati sull’Iowa come un’orda di lupi famelici. Il repubblicano Huckabee e il democratico Barack Obama sperano forse più degli altri di ripetere l’exploit di Jimmy Carter, che nel 1976 spiccò proprio dall’Iowa il grande salto verso la presidenza.

di Eugenio Roscini Vitali

La morte di Benazir Bhutto, avvenuta giovedì 27 dicembre a Rawalpindi, potrebbe avere un effetto devastante per il Pakistan, ma allo stesso tempo ridare ossigeno a Pervez Musharraf, il presidente salito al potere il 12 ottobre 1999 con un colpo di stato che rovesciò il premier Nawaz Sharif e che oggi viene accusato dall’opposizione di voler boicottare le elezioni parlamentari in programma per il prossimo 8 gennaio. Il posto di capo del Partito popolare pakistano che fu del padre Zulfikar Ali, statista e primo ministro impiccato nel 1979 per ordine del generale golpista Muhammad Zia-ul-Haq, sarà preso dal figlio diciannovenne Bilawal e dal marito Asif Ali Zardari. Anche se le autorità sono convinte che l’assassinio del leader dell’opposizione è opera di una cellula integralista affiliata ad al-Qaeda, nessuno ha ancora rivendicato l’azione terroristica e, da una località segreta, l’unico indagato, Baitullah Mehsud, un leader talebano appartenente ai gruppi tribali che operano lungo la linea di confine con l’Afghanistan, nega di aver avuto un ruolo nell’attentato. Attraverso il suo portavoce, Mehsud ha dichiarato che il modo in cui è stata perpetrata la strage non rientra negli schemi tradizionali delle milizie Pashtun e che per cultura le tribù del nord non colpirebbero mai una donna con un atto terroristico.

di Elena Ferrara

Il governo di Mosca cerca di correre ai ripari, ma sembra proprio che gran parte del bacino del mare Nero (così chiamato dal colore delle sue alghe) sia ormai segnato dalla recente e grande catastrofe ambientale. Perché quelle cinque imbarcazioni colpite dai violenti nubifragi delle settimane scorse hanno rovesciato in mare liquidi inquinanti. Eppure la tempesta che ha colpito le navi (ci sono morti e dispersi) era stata annunciata ??n sufficiente anticipo tanto da consentire di ??r??r? riparo nei porti della zona. Ma lo stato d’allarme non è servito a nulla. Tutto il braccio di mare è stato investito ??n venti ? oltre cinquanta nodi (cento chilometri orari) ? onde alte cinque metri, che hanno spezzato un? petroliera in due tronconi ? fatto colare ? picco quattro mercantili. In poche ?r? sono finite in acqua tra le 1.300 ? le 2.000 tonnellate di gasolio fuoriuscite dalla petroliera russa che si ? spaccata, la Volganeft-139, ? migliaia di tonnellate di zolfo trasportate dalle navi mercantili russe Nakhitchev, Volnogorsk ? Kovel, queste ultime due entrate in collisione senza poter contrastare la furi? della bufera. Inoltre, sul fondale sono finite anche le 5.600 tonnellate di materiali ferrosi che erano nelle stive della quarta nave affondata, un mercantile georgiano che si è inabissato non lontano dal porto di Cherson, in Crimea. Per ora, nulla è servito a bloccare il disastro.


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