Il lavoro della maggioranza sull’autonomia differenziata “può finalmente entrare nel vivo”, ha detto la settimana scorsa Roberto Calderoli, ministro per gli Affari Regionali, assicurando di non voler “spaccare il Paese” con il trasferimento di funzioni e risorse alle Regioni del Nord. E su questo, forse, ha ragione: il Paese è già spaccato, perciò questo disegno di legge abominevole, trasmesso nei giorni scorsi a Palazzo Chigi, non farà altro che cementare una volta per tutte le disuguaglianze economiche e sociali fra le diverse aree.

Anche nel 2023 i “rompipalle”, come li chiama Lord Salvini, potranno pagare il caffè con il Pos. Il governo cede sotto la pressione della Commissione europea e cancella dalla legge di bilancio la norma che avrebbe concesso agli esercenti di non accettare pagamenti digitali sotto i 60 euro. La capitolazione, che sarà certificata attraverso un emendamento alla manovra, è totale: per settimane si è parlato di possibili soglie di compromesso a 30 o a 40 euro, ma alla fine non c’è stato spazio per alcuna mediazione con Bruxelles. La regola salta e basta, per cui anche l’anno prossimo i commercianti non potranno rifiutare alcun pagamento - nemmeno il più misero - con bancomat o carte di credito.

I dati sulla povertà in Italia pubblicati recentemente sono sconcertanti ed hanno l’aggravante di essere in difetto rispetto a quelli che leggeremo nei prossimi 12 mesi. Nel paniere del dolore è entrata la “malinconia” come ha registrato il Censis e forse non sarebbe possibile diversamente visti i numeri.

La povertà assoluta è stabile, ma ai massimi storici: tocca 1,9 milioni di famiglie (7,5%) e 5,6 milioni di persone (9,4%) poveri assoluti che non dispongono delle risorse economiche sufficienti per vivere. Tra questi, 1,4 milioni di minori (14,2% del totale). A costoro si aggiungono altri 8 milioni che riescono solo a coprire l’indispensabile.

Con la manovra di bilancio varata la settimana scorsa, il governo Meloni ha gettato la maschera. I fanatici del braccio teso alzato sono costretti a ricredersi: la destra al potere non ha assolutamente nulla di sociale; al contrario, è quanto di più turbo-liberista si possa immaginare. A dimostrarlo in modo inequivocabile è proprio la legge di bilancio, che trasuda disprezzo per i poveri e solidarietà a imprenditori e professionisti dai fatturati medio-alti. Del resto, come recita il vangelo secondo Briatore, essere poveri è una colpa: se non produci ricchezza e non hai nemmeno i soldi per consumare, sei inutile. Non dai alcun contributo alla crescita del Pil e questo fa di te un fardello per la società. La destra economica, nella sua sostanza più brutale e degenere, non è altro che questo.

Dopo anni a fingersi nazionalista (non che fosse un merito), la Lega getta la maschera e torna al separatismo delle origini. Quello del Nord produttivo contro Roma ladrona e il Sud-zavorra. Il manifesto di questo ritorno al passato - mai realmente abbandonato - è contenuto nella proposta di legge per l’autonomia differenziata che Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, ha presentato la settimana scorsa ai governatori.


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