di Raffaele Matteotti

Philip Claeys, un parlamentare belga, ha affermato al Parlamento Europeo che in Turchia non esistono i diritti umani. Nelle ultime settimane l'esercito turco affronta una nuova intifada curda che ha già provocato la morte di decine di persone. Circa un mese fa la Turchia ha rischiato il golpe, quando i militari hanno risposto a muso duro all'accusa fatta al generale Buyukanit, numero due militare turco in attesa di diventare il numero uno a giugno, di aver organizzato attentati per attribuirli ai curdi. Nonostante l'evidenza della cattura di ufficiali sulla scena di un attentato, alla fine sul banco degli accusati c'é andato il Procuratore di Van, incaricato dell'inchiesta, mentre gli ufficiali sono liberi e difficilmente subiranno conseguenze.
Nelle ultime settimane l'esercito turco ha quindi forzato la mano nella repressione fino a provocare la reazione di massa dei curdi, che sono scesi in piazza a migliaia.

di Bianca Cerri

Molti giornalisti radiofonici degli Stati Uniti ricordano ancora i tempi in cui il Klan marciava per le vie delle città del Sud, ma sono rimasti scioccati visitando le prigioni di oggi in Mississippi e Louisiana, dove centinaia di persone alle quali non è stato mosso un preciso capo d'accusa vengono trattenute dietro le sbarre. I tempi d'attesa prima di essere ascoltati da un giudice variano da un minimo di un anno ad un massimo di 1.289 giorni.
Dopo il passaggio dell'uragano Katrina, la situazione si è fatta ancora più grave e oggi si sa che durante i giorni più difficili dello scorso agosto i detenuti vennero abbandonati al loro destino senza acqua né cibo. Le loro grida d'aiuto risuonarono per giorni ma nessuno le ascoltò e quattro detenuti persero la vita annegando nelle celle invase dall'acqua. Anche i minori nei riformatori rimasero senza acqua né cibo, senza possibilità di trovare riparo altrove, terrorizzati dall'acqua che continuava a salire. Certi che nessuno li avrebbe assistiti, i ragazzi più grandi si dedicarono ai più piccoli aiutandoli a sopravvivere.

di mazzetta

Kadima, il partito prima di Sharon e ora di Olmert ha vinto le elezioni e Israele si avvia a compiere un crimine inaudito nel silenzio complice dell'Occidente.
Olmert ha spiegato molto chiaramente le sue prossime mosse, che prevedono il ritiro da alcune colonie nei Territori Occupati e la contemporanea annessione dei Territori inglobati dal Muro della Vergogna mediorientale, Gerusalemme Est compresa.
In Occidente, anche nel nostro paese, i media hanno trasmesso una informazione assolutamente falsata di questa decisione, parlando quasi all'unisono di ritiro israeliano e della grande volontà di pace dimostrata da Olmert nel decidere l'abbandono di alcune colonie, contro il parere degli estremisti ortodossi. Tutti i giornali, da destra a sinistra, si sono attenuti alla presentazione falsa con la quale lo stesso Olmert ha illustrato il suo piano.
Nessuno dei grandi media ha ritenuto il caso di far notare che l'annessione dei Territori Occupati è illegale, come è contrario alle risoluzioni dell'ONU che Israele progetti nuovi insediamenti nei Territori dalla sua parte del Muro della vergogna. Nessuno ha fatto notare che Israele in questo modo rigetta anche l'ultimo piano di pace proposto dalla comunità internazionale, cancellando di fatto la Road Map e delegittimando il quartetto incaricato di condurre i colloqui tra Israele e Palestina.
Nessuno ha fatto notare che Israele in questo modo espone tutto l'Occidente al rischio di una guerra lunghissima e sanguinosa.

di Cinzia Frassi

Il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), firmato il 1 luglio del 1968, che ad oggi vede l'adesione di 189 paesi, segna un confine netto tra gli stati "militarmente nucleari" e quelli che non lo sono, introducendo obblighi a carico di entrambi.
I paesi che hanno esploso un ordigno nucleare prima del 1 gennaio 1967, quindi Cina, Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Russia, si impegnarono a "non trasferire un'arma nucleare o altro ordigno nucleare esplosivo e a non assistere gli Stati non dotati di armi nucleari nella fabbricazione di tali armi".
Gli Stati firmatari del trattato non dotati di armi nucleari, si impegnarono invece a non fabbricare né ricevere armi nucleari e a non chiedere né ricevere assistenza per la loro fabbricazione.
Fin qui è chiaro. Chi detiene un'arma atomica se la tiene, mentre chi non ne ha una non deve procurarsene.
Ma veniamo agli obblighi. Gli Stati militarmente armati si assumevano l'obbligo di prendere misure effettive per procedere sulla strada del disarmo nucleare mediante negoziati, per interrompere la corsa alle armi nucleari.

di Raffaele Matteotti

In Afghanistan le cose vanno di male in peggio. George W. Bush aveva dichiarato che la guerra afgana era vinta nel lontano 2001, ma dopo quattro anni la guerra continua. Gli Stati Uniti, oltre alla guerra in Afghanistan, in realtà hanno perso anche la guerra alla droga, iniziata da Reagan e persa definitivamente da Bush junior. La "War on drugs" è stata un'antesignana della war on terror, uno strumento molto simile attraverso il quale gli USA legittimavano il loro intervento in altri paesi sul presupposto di una "guerra" a un fenomeno e sulla pretesa che questo potesse essere contenuto o sconfitto con la forza delle armi. Come la lotta al terrorismo, la War on drugs ha assorbito miliardi di dollari dei contribuenti americani negli ultimi venti anni per ottenere risultati prossimi allo zero. L'unico risultato evidente è rappresentato dal Plan Colombia, un'operazione americana grazie alla quale il paese latinoamericano è stato devastato senza alcuna conseguenza sulla produzione di stupefacenti.


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