di Daniel A. Casari

Quando si pensa ad un gruppo musicale in giro per il mondo si parla di tournée e s’immaginano luoghi dove si ascolta musica, pensati per il divertimento. Ma se il gruppo si chiama Banda Bassotti, allora lo scenario cambia completamente. Venezuela, Ecuador, Cuba, El Salvador, Argentina e Messico, l’America Latina è stato uno dei teatri dove la Banda si è recata per solidarietà con i processi rivoluzionari sotto attacco. Poi la Palestina, nel 2002, con Arafat  assediato alla Mukata. E oggi Donbass e Siria, dove il rumore della guerra sovrasta la realtà ma dove quella miscela d’impegno politico e culturale che la Banda Bassotti ha nel suo DNA, trova la sua collocazione quasi naturale.

Un viaggio tra i capolavori dell'Impressionismo, per perdersi in colori e tocchi che racchiudono un mondo fatto di emozioni e, appunto, impressioni. Storie dell’impressionismo è la mostra che Linea d'ombra ha presentato a Treviso nel bel Museo di Santa Caterina e che si è rivelata la più visitata d’Italia dell'anno, chiudendo con 330.474 ingressi. Una vasta esposizione, raccontata in 140 opere, tra dipinti, ma anche fotografie e incisioni a colori su legno e sei capitoli, con un forte intento di natura didattica.

Con una vasta gamma di piattaforme multimediali, esperienze interattive nei musei e parchi tematici, un sito web (“Life is”), un blog, varie uscite col marchio BBC su DVD e Blu Ray, la BBC Earth, o meglio, il segmento per la BBC Natural History Unit, ha distribuito in oltre 180 paesi titoli come Planet Frozen, Life, Blue Planet, Planet Earth. L’ultimo prodotto, tra i più “spettacolari” in senso assoluto, è Planet Earth II (l’abbiamo visto il mese scorso su un canale Mediaset). Il brand, detiene, in pratica, la più grande produzione commerciale “wildlife” esistente al mondo.

L'umanità forte, fragile, immensa e allo stesso tempo così vicina da poterla sfiorare è la protagonista assoluta delle fotografie di Gianni Berengo Gardin, in mostra al museo Caos di Terni. Un progetto espositivo di Contrasto, prodotto da Civita Mostre e promosso dal Comune di Terni in collaborazione con Indisciplinarte, attraverso cui si narra un’epoca, con immagini che vengono accompagnate dal commento di personaggi famosi che hanno conosciuto il fotografo.

Direbbe Wittgenstein che il linguaggio è sempre il frutto di una determinata attività (di pensiero, ndr) e, dunque, se ne potrebbe dedurre che la responsabilità del progressivo imbarbarimento linguistico sia da ricercarsi nel sistema sociale. In quella recente tendenza, tutta italiana, alla semplificazione del pensiero, indi del lessico: poche espressioni, allusive o patetizzanti, possono controllare le emozioni, proprie e altrui, diventando più tranquillizzanti.


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