di Sara Nicoli

Sembra quasi una “non-notizia” quella che ieri mattina è apparsa su Repubblica rivelando, brogliacci di intercettazioni alla mano, che tra Rai e Mediaset esisteva un patto per la gestione dei palinsesti durante gli eventi più critici e delicati della vita del Paese e, soprattutto, per un'ottimizzazione a quattro mani della visibilità e della propaganda di Berlusconi. Insomma, quello che è sempre stato sotto gli occhi di tutti, perchè tutti guardano la televisione, si è concretizzato nelle parole dei dirigenti Rai a colloquio con i loro omologhi di Mediaset, per bilanciare notizie di primaria importanza (la morte del Papa, per esempio), con eventi elettorali e politici in modo da enfatizzare (o nascondere, a seconda della circostanza) quanto al Cavaliere facesse più piacere. Nulla di più noto e tangibile solo schiacciando il telecomando. Nulla che non si sapesse e che non si è mai voluto davvero risolvere perchè a tutti faceva comodo così. Perno dell'intera vicenda la dirigente responsabile del marketing strategico della Rai, Deborah Bergamini, ex segretaria particolare di Berlusconi, elevata ad altissimo rango dirigenziale della tv pubblica quando il Cavaliere era al governo. Ruolo della Bergamini era (ed è) quello di funzionare da interfaccia con Mediaset e con altri dirigenti Rai asserviti al Biscione per veicolare l'informazione pubblica a beneficio del proprietario della concorrenza e, all'epoca, presidente del Consiglio. Come dire: che ci fosse il conflitto d'interessi lo sapevano tutti, ma ora sappiamo anche chi lo faceva funzionare, con buona pace di tutti gli altri dirigenti Rai che per non avere rogne preferivano lasciar correre.

di Matteo Selva

Le intercettazioni telefoniche realizzate tra la fine del 2004 e la primavera del 2005 per far luce sul fallimento della “Hdc”, la holding di Luigi Crespi, ex sondaggista del Cavaliere e inventore del famoso “contratto con gli italiani”, hanno portato a galla una rete segreta con la quale il Cavaliere pilotava Rai e Mediaset. Secondo un’inchiesta pubblicata dal quotidiano La Repubblica, Rai e Mediaset avrebbero concordato “le strategie informative nel caso dei grandi eventi della cronaca e orchestrato i resoconti della politica. Su tutto, la grande mano di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori che quotidianamente tessevano la tela, facevano centinaia di telefonate e si scambiavano notizie, organizzando tutto fino ai più piccoli dettagli”. Le intercettazioni metterebbero in chiara evidenza che tra i dirigenti delle due Tv, da sempre all’apparenza concorrenti, ci sia stato un fitto scambio di informazioni sui rispettivi palinsesti, soprattutto in occasione della morte di Papa Giovanni Paolo II e delle elezioni amministrative del 2005 e, cosa ancor più grave, una pianificazione dei rispettivi palinsesti nell’esclusivo vantaggio del leader della destra. In realtà, non c’era bisogno delle intercettazioni per rendersi conto di quanto era già chiarissimo, ma il quadro che emerge è inquietante, soprattutto in relazione ai vari personaggi alternatisi al telefono della Bergamini e le relazioni tra loro e con i direttori del Tg1 e del Tg5 a fare, testuale da trascrizioni, “gioco di squadra”.

di Sara Nicoli

E’ strano, ma tutte le volte che si parla di ciò che accade in Rai, è sempre un fatto clamoroso. Nel male, ovviamente. Anche stavolta, la tradizione è puntualmente rispettata. La sentenza del Tar del Lazio, favorevole al reintegro del consigliere di Forza Italia, Angelo Maria Petroni, nel Cda di Viale Mazzini, era nelle ipotesi più probabili. Ma solo la cocciutaggine del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa (che come titolare del Tesoro è azionista totalitario dell'azienda), ha potuto ingarbugliare la situazione già di per sé critica del servizio pubblico. Certo, anche l'insipienza della maggioranza di centro-sinistra ha fatto il suo danno, non esprimendosi sull'azione di responsabilità verso i 5 consiglieri espressi dalla Cdl, colpevoli di "danno erariale" per aver avallato l'illegittima nomina a direttore generale di Alfredo Mocci. E senza dare una poderosa accelerata alla riforma della "governance" della RAI ( il meccanismo di nomina dei suoi vertici) che staziona in commissione al Senato. Il tutto ha creato quel combinato disposto di confusione politico e amministrativa che ha portato a sconfitta certa l'operato del governo davanti al Tar del Lazio.

di Cinzia Frassi

“E' incoraggiante il no di Ds e Margherita perchè nella nuova formazione gli atteggiamenti potranno essere anche molto diversi, ma questa compattezza è il segnale che nel Pd la cifra della laicità non sarà l'anticlericalismo, bensì quella della ragione, che vuol dire difendere le attività che servono al bene comune senza fare battaglie ideologiche". Sono parole della senatrice Paola Binetti rilasciate a caldo, al termine della seduta del Senato che mercoledì 7 novembre ha visto l'approvazione dei primi due articoli della finanziaria. In particolare la dichiarazione della senatrice si riferiva alla crociata dei “dissidenti” accorsa in aula lo stesso giorno. La chiamano così da più parti la proposta che ha visto mettere sul piatto un emendamento all'art. 2 della Finanziaria che proponeva l'abolizione dell'esenzione dell'Ici alla Chiesa. In un primo momento. tra l'altro, l'emendamento riguardava l'abolizione dell'esenzione anche per le attività non a fini di lucro, opzione quasi subito depennata dal suo stesso firmatario, il socialista Accursio Montalbano.

di Cinzia Frassi

Nell'era delle privatizzazioni, facili quanto fallimentari, abbiamo assistito alla sottrazione di una risorsa naturale, un diritto umano universale: l'acqua. Nell'ottica che da tempo vorrebbe costringerci a percepire ogni cosa, ogni elemento della natura, ogni risorsa come una "merce", c'è chi si è organizzato ed ha affrontato con tanta determinazione ed energia una battaglia importante: la ripubblicizzazione dell’acqua. Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, una rete cui aderiscono più di settanta organizzazioni nazionali e moltissimi comitati territoriali, ha promosso una battaglia che rimette al centro il concetto di bene comune e che in questo percorso ha interessato l'acqua come risorsa da salvaguardare. Il Forum consegnò lo scorso 10 luglio ben 406.626 mila firme a sostegno della legge di iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”. Decisamente contro corrente vista la tendenza nazionale che vedeva e che rischiava di vedere ancora la privatizzazione in più forme e livelli della gestione del servizio idrico, la legge si proponeva di bloccare questa tendenza costringendo ad una decisa inversione, proclamando la ripublicizzazione dell’oro blu.


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