di Alessandro Iacuelli

Un fine settimana intenso, quello del presidente di Gazprom Alexey Miller, che ha incontrato a Milano, in separata sede, i vertici di Enel, Edison, e Eni, in pratica tutte le aziende che coprono il mercato dell'Energia in Italia.
Avevamo già annunciato, qui su Altrenotizie, dell'incontro tra Eni e Gazprom fissato per il 24 marzo, per la firma di un accordo di collaborazione riguardante l'intera catena di produzione del metano: dall'estrazione alla vendita. Non c'è solo il metano, evidentemente, nel programma del colosso statale russo dell'energia.
Durante l'incontro con Fulvio Conti, amministratore delegato dell'Enel, si è discusso, stando ad un comunicato dell'ufficio stampa della stessa azienda, delle prospettive di collaborazione su una serie di iniziative di sviluppo nel settore sia del gas sia dell'energia elettrica, in Italia, in Russia ed in Paesi terzi. "Le parti - conclude il comunicato - hanno concordato di proseguire le consultazioni in un prossimo futuro".
Che le imprese italiane guardino al gas algerino ed a quello russo, come fonte energetica da rivendere nella penisola, non è una novità, da decenni. Con la differenza che le forniture dell'algerina Sonatrach, entrata sul mercato italiano ai tempi di Enrico Mattei, sono stabili nel tempo e con poche prospettive di aumento delle quote di mercato. Sonatrach è tra i principali fornitori anche per il mercato francese, dal quale ottiene molti più guadagni rispetto a quelli che ottiene dal mercato italiano, e continua a vedere la Francia come interlocutore privilegiato per lo sviluppo del proprio mercato.
Viceversa, Gazprom guarda al mercato italiano con un'insistenza crescente nel tempo, forte delle "aperture" del Presidente del Consiglio uscente, Silvio Berlusconi nei confronti del governo di Mosca.

di Agnese Licata

Denunciare il datore di lavoro che paga la metà delle ore stabilite dal contratto? "Non solo vieni licenziato, ma rischi di non trovare più nessuno disposto ad assumerti". Fare ricorso contro le forze dell'ordine che sequestrano la tua merce nonostante una regolare licenza e, per giunta, senza compilare il verbale? "Non conviene. I ricorsi vanno avanti anche due-tre anni. E poi c'è la paura delle ritorsioni".
A spiegare cosa significa vivere con l'etichetta da "extracomunitario" addosso, è un marocchino che vive in una regione del Sud Italia fin dal 1992. Il suo permesso di soggiorno è in questura che aspetta di essere rinnovato. Quindi, la sua frase - "noi siamo persone molto ricattabili" - vale per lui più che mai. La prudenza suggerisce perciò di non divulgare né il suo nome né quello della città dove abita. La realtà in cui vive è quella di una centro di circa sessantacinquemila abitanti, dove le voci circolano in fretta e dove non è per nulla comune imbattersi in un venditore ambulante che, due giorni a settimana, insegna la lingua araba a un gruppo di italiani.

di Maurizio Coletti

Filtrano le prime indiscrezioni sui lavori della commissione "scientifica" incaricata di fissare il limite oltre il quale la nuova legge sulla droga prevede pene severe e carcere.
Secondo l'ineffabile Giovanardi, il gruppo di esperti si starebbe orientando sulla quantità di 23 spinelli come dose consentita.
Se le conseguenze non rischiassero di essere tragiche, sarebbe una situazione molto comica.
Giovanardi non anticipa nulla sulle quantità permesse per altre sostanze: eroina, cocaina, extasi, amfetamine illegali e altro ancora. Ma già si attendono rivelazioni sconcertanti ed un tantino divertenti. Dov'è l'imbroglio? Negli stessi meccanismi della legge cialtrona, approvata nel modo che sappiamo.
Il mandato da rispettare nelle intenzioni del duo Fini-Giovanardi era a diversi livelli. Il primo era puramente declamatorio: dire di avere fatto una legge sulla droga. Mandato rispettato, ma pare che l'idea di utilizzare questo spot in campagna elettorale sia da scartare; Fini e tutta An hanno fatto timidamente apparire qualche manifesto, ma non sembrano intenzionati a cavalcare la belva. Demerito di una legge fatta con i piedi e zeppa di incongruenze, di punti di illegittimità, di assurdità. E merito di un'opposizione di movimento che ha continuato e sta continuando a manifestare, protestare, informare, discutere. Meno merito dell'opposizione in Parlamento, trascinata per i capelli e non convinta dell'utilità della battaglia.

di Alessandro Iacuelli

Nonostante la primavera sia sempre più vicina, ancora oggi, come nei giorni scorsi, un lancio dell'agenzia Adnkronos informa di un nuovo calo nelle forniture di gas dalla Russia: secondo le previsioni dell'Eni oggi verranno a mancare 2 milioni di metri cubi sui 74 previsti, pari a -2,7% del totale, lo 0,6% dei consumi nazionali. Nella giornata di ieri sono mancati all'appello 4 milioni di metri cubi, il 5,4% del totale con un impatto sui consumi italiani dell'1,4%.
La riduzione del gas, che nelle prossime settimane, vedrà il ritorno al regime normale, è stata compensata tramite gli stoccaggi, precisa ancora l'Eni.
Tempo fa, qui su Altrenotizie abbiamo raccontato di come l'Italia non possegga grandi giacimenti di metano; al contrario, importa da Gazprom il 35% dei 68 miliardi di metri cubi importati ogni anno, un altro 35% lo importa dalla Sonatrach (Algeria), il resto da piccoli esportatori, tutti con quote bassissime, spesso al di sotto dell'1%, e pertanto trascurabili rispetto ai due principali fornitori, autentici colossi del mercato.
Quindi la dipendenza italiana dall'estero si ripartisce più o meno in egual misura tra Russia e Algeria. Tra Gazprom e Sonatrach.

di Marco Dugini

Confronto all'americana. Così era stato definito il dibattito di ieri sera tra Prodi e Berlusconi.
La struttura della trasmissione era in qualche modo inedita: regole certe e valide per entrambi, tempi fissi e risposte a domande dallo studio. Ci si aspettava di più quanto a emozioni e da oggi diranno che era la formula a ridurre la vis polemica, ma se l'adrenalina è mancata, difficilmente si potrà dare la colpa al format televisivo.
L'esito del dibattito assegna comunque una promozione con sufficienza per Prodi e un ben scarso risultato per un Berlusconi, più in sordina del solito. Tutto questo in una trasmissione a tratti abbastanza interessante, a tratti decisamente soporifera, con qualche responsabilità in questo caso anche da parte dei due intervistatori - Napoletano del Messaggero e Sorgi de La Stampa.
Prodi ha ottenuto un discreto successo quando ha saputo guardare al futuro con proposte concrete, sebbene sia ormai evidente la sua incapacità di sfruttare a pieno regime il media televisivo, mentre Berlusconi è spesso apparso tanto incapace di uscire dalle logiche della vis polemica con la sinistra e i passati governi "ulivisti", quanto goffo nel tentativo di occultare con una cascata di improbabili cifre il ben magro risultato del governo, che del resto è sotto gli occhi di tutti.
E proprio sul finale è stato lo stesso Berlusconi a dichiararsi non soddisfatto dall'incontro, uscendo abbastanza nero in volto.


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