di Alessandro Iacuelli

Nel 2004, il professor Tullio Regge, del Politecnico di Torino, ebbe l'onestà intellettuale di scrivere tra le righe di un editoriale della rivista Le Scienze un quesito tanto interessante quanto attuale: chi è peggio tra gli Stati Uniti - che hanno rifiutato di ratificare il Protocollo di Kyoto - e l'Italia, che l'ha ratificato consapevole di non essere in grado di rispettarlo? Già, perché il nodo venuto al pettine in questi giorni di polemica con l'Unione Europea si riduce proprio a questo. Così, il resto dell'Unione vara un pacchetto climatico per la riduzione delle emissioni inquinanti, questo viene contestato dall'Italia; non per un'eventuale difetto nella difesa del clima, ma per i costi eccessivi richiesti alle industrie. Costi che naturalmente le industrie non intendono affrontare.

di Elena Ferrara

Da 68mila a 19mila chilometri quadrati. Volume e superficie sono diminuiti di circa il 75%. E`il tragico risultato del processo di prosciugamento dell'Aral (il nome viene dal kirghiso "Aral Denghiz" che vuol dire mare delle isole) il lago asiatico, bacino salato di origine oceanica. Situato alla frontiera tra l’Usbekistan (nel territorio della repubblica autonoma del Karakalpkstan) e il Kasachstan è da sempre considerato come uno dei quattro mari interni dell’ex territorio sovietico, con il Mar Nero, il Mare di Azov e il Mar Caspio. Ma a partire dal 1960 dall’Aral scompaiono i pesci, le rive si fanno sempre più aride, si assiste ad una desertificazione delle rive e dell’intera zona, il livello delle acque cala a vista d’occhio. E tutto il sistema ecologico della zona vive le conseguenze di un vero e proprio disastro ambientale. Ne parla nel suo libro il premio Nobel per la pace Al Gore e se ne occupano scienziati di ogni parte del mondo. Ma tutti sanno che della tragedia non è colpevole la natura.

di Alessandro Iacuelli

Stavolta le discariche abusive non sono nella solita Campania. Anzi. Scoprire un traffico di rifiuti pericolosi nel milanese sembra smentire tutti quei politici padani che nei mesi scorsi si erano sempre affrettati a dire "queste cose, da noi, non succedono". Invece succedono eccome, e con la stessa identica tecnica adottata 25 anni fa nel casertano, a mostrare una certa "arretratezza tecnica" rispetto agli specialisti della camorra. E' successo a Desio, appena una decina di chilometri a nord di Milano, dove qualcuno si metteva a scavare grandi buche nel terreno, vere e proprie cave abusive, vendendo il terreno di riporto alle imprese edili. Una volta scavata una grande fossa, la si riempiva con tonnellate di rifiuti tossici. La tecnica non è buona: andava bene 20 anni fa ma non oggi, poiché sono stati messi a punto molti sistemi di controllo sia aerei che satellitari per il rilevamento dall'alto delle discariche abusive. Lo sanno bene i clan campani, che hanno smesso di usare la tecnica primitiva della cava abusiva, ma evidentemente non ne era consapevole il clan calabrese che ha operato nel milanese.

di mazzetta

Succede che nel 2004, in una regione d'Italia, si scopre che le acque del fiume principale sono pesantemente inquinate da terribili veleni. Sostanze velenose e mutagene che superano i limiti ammessi per ciascuna, fino a formare un minestrone terribile che viaggia nei tubi dell'acquedotto. Non è il semplice sforamento dei limiti di una sostanza, ma sono più sostanze a superare i limiti posti a tutela della salute e - tutti insieme - a rendere quell'acqua pericolosissima, in particolare per le donne in stato di gravidanza e i bambini. Dal 2004 al 2007, nonostante numerose quanto riservate riunioni a tutti i livelli, dai piccoli comuni, alle province, fino alla Regione, non succede niente, tutto tace. Nel 2007 all'improvviso, su iniziativa del WWF e della locale rappresentanza di Rifondazione Comunista, sono commissionate analisi private e scoppia lo scandalo. A ruota, la locale Procura apre un procedimento per “disastro ambientale” e numerose altre imputazioni, poiché si è scoperto che l'inquinamento del fiume deriva da una enorme discarica di materiali chimici tossici posta ad appena venti (20) metri dal fiume. Una discarica che, nelle parole del magistrato è “una delle più grandi discariche tossiche e nocive che esista in Italia, e forse in Europa, talmente grossa che non esiste neppure un sito dove andare a smaltire questo materiale”.

di Alessandro Iacuelli


Allarme in Belgio per una fuga radioattiva verificatasi in un istituto che produce radioisotopi per uso medico a Fleurus, località ad una cinquantina di chilometri a sud di Bruxelles, nella zona di Charleroi. L'incidente risale al 24 agosto, ma solo in questi giorni le autorità competenti hanno deciso di avvertire la popolazione. Insieme agli avvisi ai cittadini che vivono nell'area, l'Agenzia belga per il controllo nucleare ha informato la Commissione europea delle misure prese, così come previsto a livello UE dal sistema di allerta rapida Ecurie. La fuga radioattiva, avvenuta nel laboratorio dell'Istituto di radio-elementi (Ire) di cui è presidente l'ex commissario europeo Philippe Busquin, era stata segnalata nella notte tra domenica 24 e lunedì 25 agosto. In un primo momento, il 26 agosto scorso, l'incidente era stato classificato al livello 3 (guasto grave) della scala internazionale Ines, che comprende 7 livelli. Solo ieri sera l'Agenzia belga per il controllo nucleare ha optato però per misure di protezione più stringenti, dopo aver analizzato alcuni campioni di erba. A questo punto è partita la comunicazione anche all'esecutivo Ue e di conseguenza a tutti gli altri Stati membri.


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