di Alessandro Iacuelli

Il 4 febbraio scorso, si è sviluppato un incendio nella centrale nucleare tedesca di Kruemmel, a pochi chilometri da Amburgo, senza provocare vittime. Lo ha reso noto la compagnia elettrica Vattenfall che gestisce l'impianto con la E.On, assicurando in tutta fretta che non ci sono stati nè danni ambientali nè fughe radioattive. Costruito 30 anni fa e operativo dal 1983, l'impianto di Kruemmel ha subito in passato altri incidenti ed è fermo dal giugno 2007,dopo che un altro incendio aveva portato all'interruzione della produzione. La storia degli incidenti a Kruemmel nasce nel 1990, quando per motivi che sfuggono ai gestori, si verifica un'infiltrazione di tritio nel terreno circostante. Proprio a partire da questa fuga di tritio, alla quale si sono aggiunti altri guasti in altre centrali tedesche, nacque, in Germania, un forte movimento antinucleare, che vide un primo successo nel 1995, quando l'Alta Corte tedesca decise che la licenza di attività concessa alla stazione di Mülheim-Kärlich era illegale, a causa della mancata considerazione, in fase di concessione, del rischio sismico della zona.

di Alessandro Iacuelli

L'Unione europea invia un vero e proprio ultimatum all'Italia: un mese, solo un mese di tempo, per applicare le normative europee sui rifiuti. Lo ha annunciato senza mezzi termini il commissario europeo all'Ambiente Stravros Dimas, che chiede all'Italia un quadro completo sui tempi e sui modi di applicazione delle normative comunitarie. Allo scadere del mese, il nostro Paese dovrà risponderne alla Corte europea. Dimas ha anche dichiarato che "è essenziale che le autorità italiane non solo prendano le misure efficaci per risolvere l'attuale emergenza, come stanno già facendo, ma anche che realizzino l'infrastruttura di gestione dei rifiuti necessaria per prevedere una soluzione durevole ai problemi che risalgono già a più di 10 anni. La situazione in Campania è intollerabile e capisco molto bene la frustrazione dei residenti che temono per la loro salute". Per il futuro Dimas ribadisce che "la Commissione europea continuerà la sua azione legale e se necessario utilizzerà i suoi poteri di imporre delle multe se la situazione in Campania non verrà portata in linea con gli standard europei di gestione dei rifiuti, che sono stati sottoscritti dall'Italia e da tutti gli altri stati membri".

di Alessandro Iacuelli


La mattina di sabato 19 gennaio scorso si è svolta, nell'aula bunker di Poggioreale, la prima delle 11 udienze preliminari programmate per decidere sul rinvio a giudizio chiesto dalla Procura di Napoli a carico di Antonio Bassolino e altri 27 imputati nell'ambito dell'inchiesta sullo scandalo dei rifiuti. Il gup Marcello Piscopo ha già stilato il calendario delle udienze che si terranno in poco più di un mese. L'udienza si è chiusa intorno alle ore 13. Le accuse per gli imputati vanno dalla truffa aggravata ai danni dello Stato alla frode in pubbliche forniture. L'inchiesta della Procura, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Trapuzzano, è stata condotta dai sostituiti Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello. In questa prima udienza si sono costituite le parti civili, in particolare la Regione Campania, il WWF, e 551 comuni della Campania.

di Alessandro Iacuelli

C'è voluto il coraggio della satira di Antonio Albanese in una puntata della trasmissione televisiva "Che tempo che fa", per sentire finalmente la frase: "La finta emergenza rifiuti campana". Finta perchè dura da 14 anni, finta perché lo stato di emergenza in Italia è usato spesso e volentieri per gestire i soldi pubblici tramite contabilità semplificata. Finta perché già dal 2002 si denuncia l’aperto boicottaggio della raccolta differenziata da parte del Commissariato di governo per l’emergenza rifiuti, che ha difeso direttamente e apertamente gli interessi economici della FIBE, interessata ad incenerire il più possibile in un impianto che poi non è riuscita a costruire. Finta perché è dal 2003 che è in atto il tentativo criminoso di occultare la più grave tossicosi ambientale mai verificatasi in Europa, localizzata in una zona a cavallo tra le province di Napoli e Caserta. Finta perché dietro l’emergenza si celano altre due catastrofi: quella ambientale e quella sanitaria.

di Cinzia Frassi

E' ormai famosa, se non eccessivamente inflazionata, l'affermazione risalente agli inizi degli anni 90 di un pentito “illustre” della nomenclatura camorristica napoletana: Nunzio Perrella, davanti ai magistrati, dichiarava ".. ma quale cocaina, la monnezza è oro", a sottolineare le nuove frontiere del business della malavita organizzata. Citata in molti recenti lavori tanto da farne uno slogan, risulta piuttosto riduttiva ormai. Intanto, ad ogni picco di emergenza nell'annosa e cronica emergenza napoletana, le telecamere approdano nel golfo partenopeo e nell'entroterra per mostrare agli italiani e al mondo ammassi enormi di immondizia lungo i marciapiedi, i cittadini che si oppongono con forza alle discariche come ad impianti di incenerimento di rifiuti – pensare che in altre città si chiamano termovalorizzatori - alla mancanza di impianti adeguati e di una raccolta differenziata efficace. In Campania quindi sarebbero in sostanza fisiologicamente inadatti a gestire i loro rifiuti, geneticamente impermeabili al cassonetto ed irrimediabilmente incapaci di produrre ricchezza con i rifiuti, come paiono invece eccellere in altre regioni italiane. Non sanno mai dove portarli, non fanno la raccolta differenziata, non vogliono discariche e via così. Questo sarebbe il punto. E' così?

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