di Alessandro Iacuelli

Da domenica 11 a giovedì 15 novembre, presso la Nuova Fiera di Roma, si é tenuto il 20° Congresso Mondiale dell’Energia, al quale l'Italia si è presentata senza essere riuscita, nel corso degli ultimi 20 anni, a tenere una propria Conferenza Nazionale sull'argomento e priva di un Piano Energetico per il Paese successivo al 1987. Il Congresso, triennale, quest'anno ha avuto come tema "Il futuro dell'energia in un mondo interdipendente". All'inaugurazione era presente il Presidente del Consiglio Romano Prodi, che ha aperto il Congresso con un intervento telegrafico. La giornata di lunedì è iniziata con un discorso del Presidente della Commissione europea José Barroso ed è proseguita con l'intervento di Anne Lauvergeon, presidentessa di Areva, l’impresa francese a capitale pubblico leader mondiale nel nucleare. Nelle sessioni di discussione si è parlato molto di energia e ambiente. Soprattutto nella sessione pomeridiana è stato affrontato un tema delicato: quanto a lungo il petrolio rimarrà la fonte di energia principale, il ruolo delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica. Per i prossimi giorni il programma prevede discussioni ed interventi ai quali parteciperanno presidenti di grandi società energetiche, ministri e altri global players.

di Cinzia Frassi

Sedici, dicasi sedici euro, per un frigorifero; solo sei per i climatizzatori, due per una cappa e 22 centesimi di Euro per una lampadina. Questi sono solo alcuni esempi di eco-contributo che i produttori di elettrodomestici hanno già calcolato. Eppure il decreto, che istituisce il registro Raee, (il secondo decreto ministeriale in tema) relativo alle nuove modalità di gestione e smaltimento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) è stato pubblicato solo alcuni giorni fa, il 5 novembre in Gazzetta Ufficiale. Il consorzio Ecodom, che riunisce i produttori di grandi elettrodomestici e che vede tra i fondatori molte grandi aziende del settore come Candy, Indesit e Whirlpool, ha già fissato gli eco-contributi che andranno a sommarsi al prezzo di vendita dei prodotti già dal 12 novembre. Detto, fatto. Dai computer al frigorifero, dalle stampanti ai telefoni, dal rasoio elettrico al trapano, dai tagliaerba ai distributori automatici. Le apparecchiature interessate sono definite dal decreto legislativo 25 luglio 2005 n. 151, che recepisce le direttive Ue emanate dal 2003 in poi in materia di rifiuti tecnologici. E’ proprio questo decreto che consente ai produttori di applicare il contributo, che andrà destinato alla copertura dei costi per la raccolta, il recupero, il trattamento e lo smaltimento di questi rifiuti.

di Alessandro Iacuelli

Le parole usate dal sostituto procuratore della DDA di Napoli, Alessandro Milita, sono di quelle che suonano come un vero allarme: "Un patto scellerato fra camorra e politica, garanti a vicenda per la loro stessa sopravvivenza, che si autoalimentava con il sostegno di operazioni legate al settore dei rifiuti". Si riferiscono all'operazione svoltasi sul litorale casertano, conclusasi con 6 arresti ed un totale di 19 indagati, tra i quali figura un nome eccellente: l'ex ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi, parlamentare di An e coordinatore dello stesso partito in Campania, attuale presidente della commissione vigilanza della Rai. Assieme a lui è stato chiesto l'arresto, rigettato dal gip, del sindaco di Mondragone Ugo Alfredo Conte, che rimane però indagato. Non meno gravi sono le contestazioni giudiziarie rivolte al sindaco ed all'ex ministro: concorso esterno in associazione camorristica, estorsione e corruzione di pubblico ufficiale, aggravate dalla finalità camorristica, truffa ai danni dello Stato. Secondo la DDA di Napoli, Landolfi, in accordo con il sindaco Conte, con il presidente del consorzio intercomunale CE4 Giuseppe Valente, e con i fratelli Sergio e Michele Orsi, amministratori della ECO4, azienda per la raccolta e smaltimento dei rifiuti, avrebbero "convinto" un consigliere comunale, Massimo Romano, a dimettersi dalla carica, in cambio di un meglio remunerato posto di lavoro nella ECO4 per la moglie e per il fratello poliziotto.

di Alessandro Iacuelli


C'è un indagato per la morte dei tre orsi e dei due lupi avvelenati nel Parco nazionale d'Abruzzo nel settembre scorso. La procura di Avezzano ha emesso cinque avvisi di garanzia nei confronti di allevatori del posto. Proprio in seguito a questo atto formale sono partite le perquisizioni nelle abitazioni e nelle aziende dei cinque indagati, una a Pescasseroli (L'Aquila) e altre quattro nella Marsica. Gli inquirenti hanno cercato veleni e pesticidi utilizzati per contaminare la carne di capra che ha poi ucciso gli animali. Gli interrogatori dei giorni scorsi sono serviti a raccogliere elementi giudicati utili alle indagini. Alcuni degli indagati sembra avessero dei contenziosi in corso con il Parco. Al termine delle perquisizioni nei cinque allevamenti, il proprietario di una di queste imprese è stato iscritto nel registro degli indagati, dopo che le forze dell'ordine avevano controllato la sua abitazione, l'esercizio commerciale e la stalla. L'accusa è quella di uccisione di animali, violazioni della legge quadro aree protette e delle norme per la protezione della fauna selvatica.

di Alessandro Iacuelli


Si credeva che quello della nuvola marrone fosse un fenomeno asiatico, abituati da anni a scrutare via satellite quella grande nube che copre parte del nord dell'Oceano Indiano, l'India, il Pakistan, e parte del sud dell'Asia e della Cina. È una grande nube formata dalle particelle inquinanti disperse nell'aria, caratteristiche di emissioni industriali dovute ad un incompleto incenerimento e dalla combustione di biomasse. Ora ne è comparsa un'altra, e non nella lontana Asia, industrializzata in modo disordinato, ma sulla Pianura Padana. E' una grande macchia bruna, quella che incombe sulla Valle del Po: si tratta di una grande nuvola marrone piena di sostanze inquinanti. L'hanno osservata gli strumenti degli scienziati del Cnr, che dall'osservatorio "Ottavio Vittori", situato a 2.165 metri d’altezza sul Monte Cimone e hanno anche studiato la composizione di quella che è stata soprannominata la "Po Valley Brown Cloud": la nuvola bruna della Valle del Po. Si tratta di molte sostanze pericolose come nitrati, solfati, ozono, anidride carbonica e black carbon. Quest’ultimo è "il residuo dei processi di combusione. Contiene particelle molto fini, della grandezza media di un micron, che sono pericolose per la salute da un lato, e per l'ambiente dall'altro", spiega il ricercatore del Cnr Paolo Bonasoni.

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