di Alessandro Iacuelli

Che Napoli abbia il primato dello smaltimento illecito di rifiuti speciali, non è affatto una novità. Analogamente, non è una novità che nel settore dei reati ambientali la Procura di Napoli sia tra le più attive d'Italia, con centinaia di avvisi di garanzia l'anno. Forse la novità sta nel fatto che l'ultimo avviso di garanzia emesso vede come destinatario Mario Scaramella, l'ex consulente della commissione Mitrokin che sta dominando la cronaca di questi giorni per l'affare Litvinenko, attualmente ricoverato in ospedale a Londra in quanto contaminato da Polonio 210. L'inchiesta della sezione ambiente della Procura di Napoli, affidata al PM Giuseppe Noviello, è partita alla fine della scorsa estate e riguarda una serie di illeciti commessi nello smaltimento dei rifiuti nell’area del Parco Nazionale del Vesuvio. Durante le indagini è venuta alla luce una serie di sversamenti abusivi di rifiuti speciali, derivanti da abbattimenti di edifici, in piena area protetta del Parco Nazionale. L'ex consulente della Commissione parlamentare era stato tra l'altro consulente dell'ente Parco nazionale del Vesuvio, in qualità di esperto di sicurezza ambientale, proprio in materia di abbattimento degli edifici abusvi costruiti all'interno del parco.

di Alessandro Iacuelli

Un avviso di garanzia dietro l'altro, anni di sequestri giudiziari, sempre per irregolarità di gestione. Questo l'attuale bilancio del commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti a Napoli. Nei due anni di commissariato del prefetto Catenacci, tutte le fasi gravi di emergenza sono avvenute a causa del fermo di almeno un impianto, o per manutenzione straordinaria, o per irregolarità. In luglio l'avviso di garanzia direttamente per Catenacci, dopo l'incendio nel impianto CDR (Combustibile derivato dai rifiuti) di Tufino (NA). Avviso di garanzia non per irregolarità di gestione, come avvenne anni fa alla discarica di Parco Saurino, nei pressi di Capua, ma per incendio doloso. Catenacci presentò le sue dimissioni. Ci vollero l'insistenza e le dichiarazioni di fiducia, da parte del capo del Dipartimento della protezione civile della presidenza del Consiglio dei Ministri, Guido Bertolaso, per convincere il prefetto a ritirare le dimissioni e restare al proprio posto. Poi, una settimana fa, il nuovo avviso di garanzia, le nuove dimissioni, e l'assunzione ad interim dell'incarico da parte dello stesso Bertolaso.

di Alessandro Iacuelli

E' una Napoli che sembra essersi arresa, quella che si vede in questi giorni di nuova fase alta di emergenza rifiuti. Anche stavolta, al primo intoppo degli impianti di smaltimento, non c'è più un solo luogo a disposizione dove portare i rifiuti solidi urbani. La raccolta dai cassonetti è continuata per un po’, ma ovviamente fino alla saturazione completa delle aree di stoccaggio, delle isole ecologiche e perfino dei mezzi stessi, che ora attendono in fila di essere vuotati. Due giorni, è non è stato neanche più possibile raccogliere i rifiuti urbani dalle strade della città e della fascia dei comuni della provincia. Così, quella Napoli da cartolina e da turisti che in tanti, a livello istituzionale, cercano ancora di mostrare, resta sepolta sotto i suoi stessi rifiuti solidi urbani. Proprio mentre Guido Bertolaso, il capo della Protezione Civile, scende in campo al posto del prefetto Corrado Catenacci, per due anni commissario di Governo per l'emergenza rifiuti che dura da 1994 e che ha assunto le caratteristiche di un caos-rifiuti stabile, piuttosto che di un'emergenza.

di Alessandro Iacuelli

Al dodicesimo anno di commissariato straordinario di governo per l'emergenza rifiuti, Napoli e la Campania non trovano ancora una via d'uscita. Il Piano Regionale per l'uscita dallo stato d'emergenza, varato oltre dieci anni fa dall'allora presidente della giunta regionale Rastrelli, è fallito pienamente. Il fallimento è avvenuto già negli anni scorsi, per una serie di motivi che vanno da inadempienze di FIBE, il soggetto privato che si era aggiudicato il servizio di trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani di tutta la regione, fino ad una cattiva gestione politica ed istituzionale della situazione. Sono stati realizzati sette impianti di selezione dei rifiuti e produzione di CDR, combustibile derivato dai rifiuti, funzionanti a singhiozzo, che sono soggetti a lavorare sempre al massimo delle loro possibilità; pertanto spesso sono costretti a fermarsi, per manutenzione o per l'intervento della magistratura di fronte alla continua gestione irregolare che si fa di essi.

di Alessandro Iacuelli

Quando alla periferia nord di Napoli si percorre l'asse mediano da Afragola e Frattamaggiore verso Giugliano Lago Patria, all'altezza dello svincolo di Melito di Napoli si interseca una via a scorrimento veloce, detta "Perimetrale", che dall'asse mediano arriva fino a Miano-Capodichino, passando per Scampia e Secondigliano. Due corsie per senso di marcia, separate da guard-rail, con limite di velocità a 70 Km/h, quasi tutta su viadotto sopra una zona densamente abitata. Durante i giorni feriali la strada è anche caratterizzata da un traffico molto intenso: sono le persone che abitano in periferia e vanno a lavoro, o a scuola, in città. Poco dopo lo svincolo di Mugnano, quando già sulla sinistra si vedono i palazzi-ghetto di Scampia, c'è uno svincolo in costruzione, anch'esso realizzato per intero su viadotto, con la rampa d'ingresso ancora chiusa da un muretto di cemento, che però qualcuno ha divelto e fatto a pezzi. Il punto in cui la rampa confluisce sulla strada, dove quindi c'è un piccolo allargamento, sta diventando il luogo abituale dove i gommisti o gli smaltitori della zona depositano i pneumatici usati.

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