di Cinzia Frassi e Alessandro Iacuelli

Dopo le recentissime vicende giudiziarie "madre terra 2" e "dry cleaner" che hanno portato nuovamente agli onori delle cronache il problema dell'illecito smaltimento dei rifiuti e delle ecomafie nella regione campana, nasce una reazione da parte della società civile, organizzatasi in comitato civico dal nome "Allarme rifiuti tossici". Ad esso hanno aderito, tra gli altri, WWF, Peacelink, Greenpeace, Comitato per la tutela della salute dei cittadini, Istituto italiano per gli studi filosofici, e molti singoli cittadini. Sabato 13 maggio il comitato ha dato vita ad una assemblea pubblica presso l'Istituto Nazionale per lo studio e la cure dei Tumori G. Pascale di Napoli, ospitata dal Direttore Generale dell'Istituto Prof. Mario Luigi Santangelo.
In apertura dei lavori, la poco numerosa platea ha potuto assistere alla proiezione del documentario "Rifiuti d'Italia" realizzato per Rai 3 da Sandro Ruotolo, con il quale si introduce alle problematiche di natura sanitaria, economica e ambientale legate allo smaltimento dei rifiuti.

di Alessandro Iacuelli

Continuano a pieno ritmo le strategie di contrasto alle ecomafie in Campania. All'alba di giovedì 11 maggio, è scattata l'operazione, che ha impegnato il Nucleo Tutela Ambientale dei Carabinieri, denominata Dry Cleaner. Sono state eseguite 23 ordinanze di custodia cautelare, 13 sono finiti in carcere e 10 agli arresti domiciliari, più tre ordinanze di obbligo di dimora, tutte nei confronti di persone dedite al traffico illecito nel campo dei rifiuti. Le ordinanze sono state emesse dal gip del tribunale di Benevento, Simonetta Rotili, in accoglimento della richiesta formulata dal sostituto procuratore, Francesco De Falco, coordinata dal procuratore della Repubblica di Benevento, Ruggero Pilla. L'indagine ha accertato la responsabilità di operatori e liberi professionisti del settore dello smaltimento dei rifiuti, ritenuti dagli inquirenti responsabili di "associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi e disastro ambientale". Il reato di disastro ambientale è relativamente giovane in Italia, essendo stato inserito nel testo del provvedimento citato con l'articolo 22 della Legge 23 marzo 2001, n. 93, dal titolo "Disposizioni in campo ambientale". Un reato che esiste solo dal 2001, in seguito al decreto Ronchi, e che viene contestato oggi abbastanza raramente.

di Alessandro Iacuelli

La mattina dell'8 maggio in Campania qualcuno si è svegliato con i carabinieri alla porta di casa. Si tratta di 5 imprenditori, soci della "R.F.G. Srl Impianto di Compostaggio" di Trentola Ducenta (CE). Per loro sono scattate le misure cautelari, 3 in carcere due agli arresti domiciliari, con reati contestati molto pesanti: disastro ambientale e associazione per delinquere per traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi. Sequestrato anche lo stabilimento R.F.G. Stando alle dichiarazioni in conferenza stampa del pm Donato Ceglie della Procura di Santa Maria Capua Vetere, la R.F.G. si è resa colpevole dello smaltimento illegale di 38.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, con un giro di affari di circa 3 milioni di euro. L'operazione scaturisce da una precedente ed analoga indagine (denominata "Madre terra") che nel mese di novembre 2005 portò all'arresto di nove persone; l'indagine, è durata sei mesi ed ha consentito di disarticolare una vera e propria organizzazione criminale ben radicata sul territorio.

di Alessandro Iacuelli

E' di pochi giorni fa la notizia di una ripresa improvvisa dell'emergenza rifiuti in Campania, regione che da oltre 10 anni è soggetta al Commissariato straordinario di governo per i rifiuti; Commissariato che non è riuscito fino ad oggi ad evitare che lo stato di emergenza sia in realtà una norma, tanto meno è riuscito ad arginare i fenomeni di scarico illegale di rifiuti pericolosi, di cui già si è parlato su Altrenotizie, ponendo in particolare l'accento sulle conseguenze per la salute dei cittadini.
Proprio per approfondire tale argomento, abbiamo raggiunto Nunzia Lombardi, presidente del Comitato per la Tutela del Diritto alla Salute di Marigliano (NA), per porle alcune domande.

di Alessandro Iacuelli

Nella notte del 9 Giugno del 2004, il Corpo Forestale dello Stato colpisce in modo forte l'ecomafia campana. Scatta l'operazione Terra Mia, condotta dalla Procura di Nola, che ha avuto l'indubbio merito di far scoprire per la prima volta che il triangolo tra Acerra, Nola e Marigliano è un triangolo di veleni. Prima, nessuno poteva immaginarlo. Gli stessi magistrati, dopo l'operazione Adephi di qualche tempo prima, restarono sorpresi non poco nell'interrogare un pentito di camorra che, per la prima volta, spiegò loro che l'immondizia era diventata oro.
Sedici persone arrestate, 18 denunciate a piede libero, venne scoperta un'organizzazione che smaltiva illegalmente i rifiuti derivanti dalla lavorazione dei metalli, generando un inquinamento tale da configurare, per la prima volta in assoluto in Italia, l'ipotesi di reato di disastro ambientale.
Nel corso delle indagini, durate due anni, furono sequestrati 26 siti di sversamento illegali, ai confini di campi coltivati o di zone sottoposte a bonifica quali i Regi Lagni.
Nella conferenza stampa che ne seguì, il comandante provinciale del Corpo forestale napoletano, Vincenzo Stabile, dichiarò: "Il danno è irreparabile, dato che l'inquinamento da metalli pesanti ha interessato anche le falde acquifere".

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