Considerando la popolazione dell'area, stimata in circa 7 milioni di persone, la guerra nel Tigray presenta dati terribili:150.000 morti; 2 milioni e 200 mila sfollati; 60.000 rifugiati in Sudan (un terzo dei quali sono bambini); 5 milioni e 200 mila persone che necessitano di assistenza alimentare; 350.000 lottano contro la fame.

Questo genocidio viene portato avanti dall'Etiopia da quasi un anno con uccisioni di massa, distruzione delle strutture sanitarie, devastazioni di campi e magazzini di cibo, stupri.

Le crescenti divergenze strategiche tra Stati Uniti ed Europa sono ormai un elemento acquisito nella realtà delle relazioni internazionali, ma alcuni eventi delle ultime settimane sono sembrati accelerare questo processo, mettendone in evidenza le implicazioni soprattutto per quanto riguarda l’approccio alla “questione cinese”. Il fattore più rilevante è stato l’accordo relativamente a sorpresa tra USA, Regno Unito e Australia (“AUKUS”) per la fornitura di sommergibili nucleari a quest’ultimo paese. Accordo che ha spiazzato in particolare la Francia, protagonista a sua volta questa settimana di una diatriba con Washington al Fondo Monetario Internazionale (FMI) che solo per poco non è sfociata in uno scontro aperto tra i due alleati.

Dopo quasi due decenni di abusi, torture e detenzione in stato di isolamento, l’ex sospettato di terrorismo Abu Zubaydah continua a essere rinchiuso arbitrariamente dal governo americano nel lager di Guantanamo. Il suo caso è oggetto di un procedimento legale transnazionale, in questi giorni all’attenzione della Corte Suprema degli Stati Uniti, che sta sollevando questioni spinosissime e imbarazzanti per Washington, a cominciare dall’assunzione di responsabilità per i metodi brutali e totalmente illegali con cui nella prima fase della “guerra al terrore” erano stati trattati i detenuti sospettati di appartenere ad al-Qaeda.

Un giudice distrettuale americano ha emesso qualche giorno fa una sentenza di condanna contro l’avvocato Steven Donziger che rappresenta a tutti gli effetti una vendetta giudiziaria per conto del colosso petrolifero Chevron. Donziger è al centro da alcuni anni di una vera e propria persecuzione, fatta di manovre illegali e di ripetute violazioni del diritto internazionale, per avere rappresentato in una storica causa legale la popolazione indigena di una località dell’Ecuador devastata dall’inquinamento petrolifero provocato dalla compagnia americana Texaco, dal 2001 assorbita appunto da Chevron.

La questione dello status di Taiwan è diventata ormai l’elemento di scontro più caldo e pericoloso tra la Cina da una parte e gli Stati Uniti e i loro più stretti alleati dall’altra. Gli episodi che fanno salire le tensioni si stanno moltiplicando negli ultimi mesi e il più recente ha nuovamente scatenato una campagna mediatica fatta di denunce nei confronti della presunta aggressività della Repubblica Popolare. La realtà, anche per quanto riguarda le incursioni aeree cinesi del fine settimana, è tuttavia meno netta di quanto si cerchi di fare apparire e, soprattutto, le principali responsabilità della pericolosa escalation in atto sono da ricercare più a Washington e a Taipei che a Pechino.


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