Il 7 novembre, il Nicaragua tornerà alle urne. Sarebbe insufficiente spiegare l'appuntamento con le urne come fosse solo un'elezione, perché non lo è. Certo, certifica il grado di consonanza politica con il Sandinismo, al potere da 14 anni, ma non è solo una celebrazione del rito fondamentale della democrazia, l'appuntamento ricorrente con la verifica popolare del governo e dei partiti. No, non è un'elezione come le altre. Il prossimo 7 novembre in Nicaragua è una data in cui si certifica molto più di un bilancio, è un voto che acquista un valore contestuale e prospettico: è, senza alcuna enfasi, una data con la storia.

La normalizzazione dei rapporti tra gli Stati Uniti e Bashar al-Assad sembra essere ancora un’ipotesi estremamente inverosimile, ma l’evolversi degli scenari nel paese in guerra e nel resto del Medio Oriente sta mettendo di fronte all’amministrazione Biden l’imperativo di riformulare il proprio approccio alla crisi siriana, con la possibilità non del tutto remota di prendere in considerazione iniziative all’insegna del pragmatismo nei confronti del governo di Damasco.

Le indagini del Congresso americano sull’assalto dei seguaci di Trump a Capitol Hill il 6 gennaio scorso stanno provocando le prime scintille tra i membri della speciale commissione incaricata dei lavori e lo stesso ex presidente repubblicano e i suoi collaboratori. Nei giorni scorsi sono stati emessi alcuni ordini di comparizione nei confronti di personalità di spicco dell’ex amministrazione repubblicana, chiamati a testimoniare davanti alla commissione della Camera dei Rappresentanti, assieme a richieste di consegna di documenti utili all’indagine.

Alla morte per complicazioni da COVID-19 dell’ex segretario di Stato americano, Colin Powell, è seguita sui media ufficiali e tra la classe politica di Washington una prevedibile ondata di cordoglio infarcito di elogi indiscutibilmente fuori luogo per una delle personalità più compromesse con i crimini dell’imperialismo USA degli ultimi decenni. Dalla guerra del Vietnam all’Iraq, l’ex generale ha infatti collaborato attivamente all’esecuzione e alla pianificazione di sanguinosi massacri e alla distruzione di interi paesi.

Il suo contributo al sistema di potere di cui ha fatto parte è stato però inestimabile, soprattutto per via del presunto esempio che avrebbe offerto alla comunità afro-americana e, ancora di più, per avere puntualmente proposto una finta immagine di moderazione e di dedizione ai principi democratici nonostante l’impegno instancabile nel perseguire gli interessi predatori del capitalismo a stelle e strisce.

Il comportamento della Turchia sul fronte siriano appare sempre più intrecciato alle dinamiche dei rapporti con le due potenze attorno alle quali stanno evolvendo le priorità strategiche di Ankara, ovvero Russia e Stati Uniti. Le decisioni di Erdogan continuano ad alternare messaggi indirizzati di volta in volta a Mosca e a Washington che, in ultima analisi, rivelano un conflitto di fondo sugli indirizzi fondamentali di una politica estera tutt’altro che risolta, ostaggio delle contraddizioni e delle ambizioni in larga misura sfumate dello stesso presidente turco.


Altrenotizie.org - testata giornalistica registrata presso il Tribunale civile di Roma. Autorizzazione n.476 del 13/12/2006.
Direttore responsabile: Fabrizio Casari - f.casari@altrenotizie.org
Web Master Alessandro Iacuelli
Progetto e realizzazione testata Sergio Carravetta - chef@lagrille.net
Tutti gli articoli sono sotto licenza Creative Commons, pertanto posso essere riportati a condizione di citare l'autore e la fonte.
Privacy Policy | Cookie Policy